
La mia prima volta
Ecco il racconto di quella mia prima volta, l'unica per ora,
in cui ebbi un'avventura con una "coppia aperta", conosciuta
fortuitamente tramite un annuncio relativo alla vendita di un mobile d'arredo.
E' accaduto cinque anni fa.
Avevo acquistato casa da poco, a Bologna, e la penuria di denaro mi aveva
dirottato su uno di quei giornali che pubblicizzano le compravendite tra
privati.
Dovevo pur arredare e così risposi a un paio di annunci che proponevano la
vendita di mobilio usato.
Giunto al numero 43 di via……. suonai al campanello indicatomi per telefono.
Una voce femminile al citofono mi invitò a salire.
Pensavo al comò che avevano posto in vendita: anni '50 con maniglie ottonate,
vero legno di noce.
Poteva essere un affare.
Mi trovai all'improvviso davanti all'ingresso dell'appartamento e, trovando la
porta chiusa stavo per risuonare quando l'uscio si aperse e comparve una signora
di aspetto giovanile, capelli nerissimi raccolti sulla nuca, vestaglia
attilatissima, forse anche per via di quel esubero che non dispiace mai, non
trasparente ma così modellata sul corpo da disegnare ogni curva: quella dei
seni abbondanti mi si presentò subito alla vista e feci fatica a non farmi
accorgere che il mio sguardo su di loro era inevitabilmente caduto.
La signora, ebbi subito la netta senzazione che se ne accorse, ma non mostrò
alcun imbarazzo e, con fare gentile mi invitò ad entrare.
Un appartamento ordinato e arredato con buon gusto rassicurò il mio stato
d'animo che, dimentico del motivo della visita, pareva un po' turbato dalla
vista di quella signora un po', forse da subito più di un po', provocante.
Mi trovai di lì a poco seduto su un divano con accanto la signora che mi
offriva una tazza di caffè.
Non ricordo come arrivai al caffè.
Il tempo trascorreva imprevisto forse per l'emozione di quei momenti, ma poco
importa.
Ricordo che la signora parlava e parlava e io annuivo cercando di non cadere
troppo, con lo sguardo, su quelle meravigliose tette che, rigonfiavano
prepotentemente la vestaglia quasi cercando di scappare fuori.
E, parlando parlando, a un bel momento mi sembrò che le tette avessero
conquistato un loro piccolo spazio fuori dalla vestaglia.
Come non si sa.
Poteva sembrare in un primo momento, ma poi, in un secondo e poi in un
successivo momento l'accaduto potè trovare la sua piena conferma, perché la
signora si interruppe un attimo dal parlare e, con un sorriso falsamente
imbarazzato, chiese scusa e si aggiustò la vestaglia per cercare di far
rientrare quella parte delle tette che si erano così miracolosamente espose con
mio grande stupore e soddisfazione.
Fu la molla che fece scattare in me "il meccanismo della conquista"
(così chiamo l'ispirazione che, il più delle volte sblocca felicemente le
situazioni incerte e stantie).
Mi venne da dire, in risposta alle scuse:"non c'è nulla di cui scusarsi,
al contrario, la ringrazio per quel poco che ho potuto ammirare: lei signora
possiede seni meravigliosi, complimenti.
La signora non arrossì, non si mostrò minimamente imbarazzata del complimento,
al contrario apprezzò vivamente rispondendo: grazie del complimento.
A quel punto continuai, sentivo che dovevo continuare per ottenere qualcosa di
più.
Le dissi: sono sicuro che oltre ai seni lei possiede altre cose meritevoli di
ammirazione.
La signora, presa dalla soddisfazione, non esitò a dire: si è vero, me lo
dicono in molti che posseggo bellissime gambe.
E le allungò, davanti al divano e davanti a me, lasciando che si scoprissero e
apparissero da sotto la vestaglia.
Bellissime gambe, ma anche le cosce mostrò, bellissime, sode, abbondanti, come
piacciono a me.
Mi venne spontaneo appoggiarvi una mano per sentire la consistenza, il calore……
La signora reagì bene, riprendendo a parlare, senza coprirsi le cosce,
lasciando che io le toccassi, le accarezzassi.
Sì perché a quel punto iniziai ad accarezzarle le cosce con estrema
lentezza,mentre lei continuava a parlare, fingendo normalità mentre invece la
sua voce denunciava un leggero mutamento del tono.
Stavo per avvicinarmi con la mano, un po' più in alto, vero le mutandine,
quando, all'improvviso, fece la sua comparsa nella stanza il marito, o per lo
meno il compagno della signora.
Ritrassi subito la mano.
Ma la signora non si ricompose e restò con le cosce scoperte e il seno
esuberante che continuava a guadagnare spazio verso l'esterno della vestaglia.
Il marito o compagno, il lui per intenderci non mostrò stupore e con assoluta
non curanza si sedette sul divano accanto alla signora sua compagna e,
chiedendole come stava e se aveva concluso la vendita di cui all'annuncio, mise
lui pure una mano sulle cosce della signora, iniziando a palparle in maniera
più spudorata di quanto avessi potuto fare io.
La signora, ora con voce dal tono inequivocabilmente sensuale sembrò avvertire
che la presenza di due maschi poteva voler dire qualcosa per lei, almeno in
termini di soddisfazione.
Ma si volle prenderla alle lunghe, per far durare il più possibile quel magico
momento.
Lui si alzò di lì a poco per andare in cucina a preparare un caffè e lei si
rassettò un poco dicendo che avrebbe preparato la cena e che sarei dovuto
rimanere loro ospite.
Io pensai: forse il caffè servirà per il dopo cena (non sono abituato al
caffè prima dei pasti).
Mentre la signora cucinava, sul divano il marito conversava con me.
Un uomo sulla cinquantina (quindi almeno quindici anni più anziano di me), ben
tenuti, piacevole nella conversazione come nell'aspetto.
Navigato e sicuramente molto "porco": era evidente per come aveva
accettato che la moglie venisse palpeggiate, per come a sua volta avesse tastato
la moglie in mia presenza e, in ultimo, per come aveva, durante la
conversazione, posato la sua mano sul mio ginocchio, fingendo prima una stretta
amichevole, poi un accenno di carezza sulla coscia, mentre con il gomito toccava
e insisteva sul mio uccello, già vistosamente rigonfiato sotto i pantaloni di
tela.
Sorpresa, anche per me, la cosa non mi dispiaceva e così lo lasciai fare.
Anzi, in quel momento cominciai a fargli delle domande un po' riservate ed
intime su sua moglie, e quando arrivai a chiedergli se sua moglie poteva giocare
con me in sua presenza o insieme a lui, lui in tutta risposta cominciò a
sbottonarmi i pantaloni e con la mano entrò dentro i pantaloni, poi dentro i
boxer e prese a tastarlo e a farlo diventare duro, si perché la cosa mi
eccitava tantissimo e il cazzo cominciò a indurirsi in maniera rapida.
Poi sentii un dito avvicinarsi all'ano, indugiare un po', solleticarlo, poi
ritrarsi e poi ancora accarezzare.
Io non reagivo, aspettavo e mi piaceva ma mi vergognavo un po' e speravo
continuasse.
A quel punto entrò di nuovo nella stanza la moglie che capì cosa stava
succedendo e per questo mostrò evidente eccitazione dicendo: dopo cena ci
divertiremo tutti.
La cena fu servita in una stanza che apriva su un ampio e panoramico terrazzo.
Sul terrazzo facevano il loro effetto un po' esotico numerose piante
d'appartamento.
Segno che c'era una certa dedizione e sensibilità per ciò che è naturale
oltre a una conferma del buon gusto profuso nell'arredare.
La tavola era stata preparata con candele accese al centro e la luce veniva
quasi esclusivamente da quelle.
Sicchè l'atmosfera era decisamente soft e complice.
Se poi consideriamo il cesto di frutta colmo di banane e kiwi aperti a metà, si
poteva ben pensare quale poteva essere lo scopo di tutta quella preparazione.
La primavera inoltrata, con il suo tepore, faceva il resto.
Fui invitato a sedere accanto alla signora e davanti al marito.
La signora aveva nel frattempo cambiato abito e si presentava ora ancora più
provocante e vogliosa.
Si era truccata pesantemente e sfacciatamente ostentava una camicetta di seta
bianca che lasciava trasparire un reggiseno rosso, merlettato.
Dalla camicetta, attilata e appena sbottonata, il seno grande e arrotondato
emergeva ancora più evidente di quando la signora indossava la vestaglia.
In più ora i suoi capezzoli, forse induriti dalla eccitazione, emergevano sotto
la veste disegnando due punte che il pensiero da solo cercava di afferrare.
La gonna leggera e non eccessivamente corta cercava nel contempo di equilibrare
la situazione, invano però essendo stata predetta gonna attraversata in lungo
lateralmente da uno spacco che un sarto maldestro aveva di fatto realizzato per
tutta la lunghezza della gonna, costringendo così chi la indossa a scoprirsi
tutta quando si siede.
Non aspettavo altro che di vederla seduta con quello spacco per poter così
ammirare anche la sua biancheria intima, ammesso che la indossasse.
Il marito si presentò anche lui a suo modo provocante, se si considera il
considerevole rigonfiamento del pantalone dovuto a una erezione che non
accennava minimamente a rientrare.
Evidentemente era a sua volta eccitato per come guardavo sua moglie.
Perché ormai guardavo senza ritegno, soffermandomi desideroso sulle parti del
corpo di lei e anche di lui.
Iniziammo con l'antipasto a base di cozze.
Non riuscii proprio a gustarle, se devo essere sincero, per via dell'eccitazione
e poi cominciò di lì in poi tutta una serie di corteggiamenti, approcci non
proprio velati.
Avevo appena finito di gustare la prima cozza che mi sentii una mano sfiorarmi
la coscia e scivolare verso l'alto alla ricerca inequivocabile dell'uccello.
Era la mano della signora che nel contempo ostentava indifferenza e, proprio per
questa sua ostentazione, lasciava capire al marito che aveva iniziato a
cornificarlo.
E il marito, in tutta risposta mi fece piedino e poi, appena la sua signora
allontanò la mano dal mio uccello, allungò lui il piede per toccarmelo, con la
stessa non curanza studiata della moglie.
Si capivano alla perfezione i due.
E godevano della loro complicità.
A questo punto anch'io mi feci avanti.
Mentre con la destra pasteggiavo, con la sinistra iniziai ad accarezzare la
coscia della signora, portandomi lentamente sempre più in alto verso il suo
sesso.
Indugiai appena arrivato alle mutandine, che mi apparvero estremamente ridotte,
poi, in maniera spudorata, volutamente spudorata e oscena, sapendo che la
signora aveva avuto modo di eccitarsi per ben benino, e considerato che si era
comportata fino a quel momento da vera troia, sapendo inoltre di far felice il
marito, andai deciso per penetrarla tutto d'un tratto con tre dita.
E ci riuscii senza ostacolo, perché le tre dita scivolarono all'interno della
fica completamente bagnata dall'eccitazione.
A quel punto guardai il suo volto e potei constatare con mia grande eccitazione,
il suo sguardo rivolgersi leggermente verso l'alto, decisamente perso, la sua
bocca appena aperta lasciare intravedere la lingua, le labbra umettate, il suo
respiro leggermente ansimante.
Il marito, vedendola così coinvolta, volutamente con poco tatto disse: cara,
non siamo ancora al dolce, aspetta ancora un po' prima di dargliela.
La signora allora si ricompose, io ritrassi la mano e tutto tornò tranquillo,
almeno per dieci minuti.
Poi la situazione tornò a farsi incandescente.
Questa volta fu lui che iniziò.
Sempre con il piede, cominciò a stuzzicarmelo senza togliersi la scarpa.
A questo fui io a togliergli la scarpa e ad accarezzargli il piede.
Non se lo aspettava.
Rimase un attimo sorpreso.
Ne approfittai per dimostragli che anch'io, come sua moglie, ero capace di
essere troia.
Mi slaccia i pantaloni e, con il cazzo duro, cominciai a masturbarmi contro il
suo piede, davanti alla moglie che, senza perdere tempo, si abbassò con il
volto sul mio uccello.
Non lo prese in bocca, come in in primo tempo avevo sperato.
Semplicemente rimase in quella posizione a guardarlo da vicino mentre il piede
del marito mi masturbava.
Un attimo dopo sborrai violentemente e abbondantemente addosso alla signora,
bagnandole il viso, le tette, le cosce e naturalmente bagnai il piede di lui.
La signora si abbassò allora sul mio cazzo e cominciò a ripulirlo con la
lingua di tutta la sborra, e poi leccò i piedi del marito per ripulire anche
quelli della sborra su di essi riversata.
A quel punto mi rilassai un attimo sulla sedia.
Giusto il tempo di vedere lui venirmi incontro con in mano il suo cazzo indurito
e sentirmi dire: dove lo vuoi, in bocca o nel culetto.
E io, di risposta: ora in bocca.
Così me lo cacciò in bocca e cominciò a scoparmi in bocca.
Io stavo fermo e lui andava avanti e indietro con i suo uccello che mi riempiva
la bocca.
La moglie guardava e aveva invidia.
Primomaltese