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Al Mare

Come da nostra abitudine, io e mia moglie ci preparammo a trascorrere la nostra settimana al mare, in una stupenda zona abruzzese; avevamo prenotato una camera doppia in un albergo modesto, dalla squisita cucina ed a conduzione familiare, consigliatoci da amici. 
Si trovava nel primo entroterra, non distante dal mare, ma sufficientemente isolato, tanto da concederci quella pace tanto sospirata.

Arrivammo in tarda mattinata, accolti direttamente dal proprietario e dalla moglie, avvisati dai nostri amici comuni; due persone di mezza età, dall’aspetto gioviale e sorridente. Ci fecero accomodare nella hall, mentre dal bar arrivò una splendida figliola con gli aperitivi su di un vassoio: non la osservai oltremodo, non volendola mettere in imbarazzo, ma le gambe perfettamente lisce ed abbronzate mi avevano già “colpito”. Cristina si accorse istantaneamente di ciò, e rompendo gli indugi, ringraziò la coppia della ottima accoglienza riservataci, estendendo ciò alla ragazza.

Pino, il proprietario, ci fece notare che la ragazza era la sua secondogenita, 25 anni, neolaureata in economia e commercio che, in attesa di impiego, aveva deciso di seguire l’attività dei genitori.

Saputo ciò, temendo che le mie precedenti “attenzioni” fossero state notate, obbligai me stesso a starmene calmo e buono per non creare possibili complicazioni… in fin dei conti Cristina se la cavava ancora bene a letto.

Ci congedammo dalla famigliola e salimmo in camera, sistemammo i bagagli e ci rinfrescammo un po’.

Dopo un brevissimo riposo, scendemmo per il pranzo, cercando il nostro tavolo… invano; infatti, Pino ci raggiunse e ci disse che, se a noi stava bene, avevano pensato a qualcosa di diverso: ci pregò di seguirlo e dopo poco, uscimmo in una piccola terrazzina che dominava direttamente sulla collina sottostante con il mare sullo sfondo… stupendo!

- Grazie -, disse Cristina -… ma non dovevate…-

Senza lasciarla finire, Pino aggiunse - Nessun problema, per voi questo ed altro… -.

Il sorrisino sulla bocca di Pino mi lasciò perplesso; dubitai che la coppia di nostri amici comuni avesse lasciato trapelare qualcosa in fatto di “gusti” privati, ma… rimasi coi miei dubbi.

Il pranzo ci fu servito direttamente dalla coppia, che faceva a gara per chiederci se avessimo desiderato altro, se ci trovavamo bene, ecc. … al limite del tollerabile.

La moglie di Pino, Gianna, era una donna bruna, di altezza media e di aspetto molto asciutto; ci serviva indossando un grazioso vestito a fiori, con gonna ampia ed una scollatura abbastanza ampia da farmi rendere conto che gli anni ed i parti non le avevano intaccato l’aspetto del seno. Infatti, quando serviva sul piatto di mia moglie, offriva una “panoramica” su due tettine che potevano essere una terza misura (scarsa) ma perfettamente sostenute.

Per il dessert si ripresentò Roberta (la figlia), questa volta con indumenti meno generosi.

Il pomeriggio lo dedicammo a passeggiare sulle vicine colline, respirando a pieni polmoni ciò che in città purttroppo rimane solamente un ricordo.

Durante la doccia, prima della cena, iniziò a piovere in modo decisamente intenso e, scesi al pian terreno, trovammo ad accoglierci Gianna che ci pregò di seguirla, questa volta in taverna, riparati dall’inclemenza del clima, ma in un ambiente rustico e confortevole.

- Scusateci se la sala non è perfettamente a posto - disse - ma la usiamo solamente di rado…-

Notammo che i posti preparati erano cinque.

- Non vi dispiace se ceniamo assieme, questa sera, perché non abbiamo pensato ad altro, e questo tempo ci ha spiazzati…-

- Non c’è problema, assolutamente, anzi ci fa piacere condividere la cena con voi.- disse Cristina.

In breve apparecchiarono la tavola con ogni leccornia, assolutamente esagerando, per i nostri standard gastronomici.

Dopo aver terminato un primo piatto abbondante a base di funghi, entrò Pino con un piatto carico di carne alla griglia, seguito da Barbara con il vino.

Ci servimmo ed iniziammo ad assaggiare le varie specialità, accompagnate dal vino prodotto da loro stessi, quando, inaspettatamente, avvertii qualcosa strusciare sul mio uccello, sotto il tavolo.

Senza lasciar trapelare nulla, osservai nell’ordine mia moglie, Gianna e Roberta; scartai subito Gianna, perché troppo laterale a me… poi riflettendoci capii che non poteva essere neppure Cristina, non era il suo approccio…

Quindi, lasciando che quel piede continuasse nel suo lavoro, osservai di tanto in tanto Barbara, la quale non alzava lo sguardo dal piatto, come nulla fosse.

Feci cadere, come nel più classico dei film, una delle mie posate e, chinandomi per raccoglierla, gettai l’occhio alla base della gamba dalla quale proveniva la provocazione… Era Barbara, dunque quella ragazza non era affatto la ragazza per bene tutta libri e scuola, come celebrata dai genitori, ma sapeva evidentemente quanto (se non oltre) deve sapere una donna.

Mi rialzai, incrociando di sfuggita il suo sguardo, che mutò in un gentile sorriso…

Si occupò lei di ripulire la tavola da tutto, prima di passare al dessert e, giunta a me, nel togliere il piatto e le posate, lasciò cadere velocemente un piccolo biglietto accartocciato sul tovagliolo che avevo appoggiato sulle gambe, proseguendo poi.

Mi alzai chiedendo della toilette e una volta solo, svolsi quel piccolo biglietto: …questa notte in camera mia, nella depandance… aveva scritto.

Tornai al tavolo e, come da anni di pratica, lasciai intuire a mia moglie che doveva recarsi alla toilette; alzandosi, appoggiò la sua mano sulla mia, che le passò il bigliettino galeotto.

A sua volta tornò al tavolo e prese nuovamente posto, sorridendomi tranquillamente.

La cena finì ormai a tarda serata, e noi due ci congedammo dicendo di gradire una passeggiatina prima di andare a dormire.

Cristina parlò per prima: - Vedi tu, disse, non la conosciamo affatto, potrebbe venir fuori un casino, oppure potrebbe sapere il fatto suo, ed allora sarei felice per te…-

Aggiunse che anche da parte dei genitori di Roberta aveva avuto una avance, e precisamente da Gianna; era seduta al suo fianco durante la cena, e ad un certo punto le aveva sfiorato la coscia. Cristina, pensando che si trattasse di un equivoco, non reagì; Gianna si fece sempre più ardita, arrivando a massaggiare la fica di Cristina, facendola bagnare.

Una volta tornati alla camera, notammo che la depandance, opposta alla zona delle altre camere, era invece ad una decina di metri da noi, con la luce già accesa, segno inequivocabile…

- Andiamo, disse Cristina, ti accompagno ed attendo fuori… me lo permetti?-

Sicuro della nostra solidità di coppia, accettai; una volta tanto, era Cristina ad osservarmi, e non il sottoscritto.

Raggiunto il piccolo edificio, trovammo la porta aperta ed entrammo silenziosamente, nella penombra della luce proveniente da dietro una porta.

Cristina si fermò dietro la porta, mentre io l’aprii; Barbara era stesa sul letto, nuda. Il fatto mi smontò abbastanza, perché amo situazioni più complete, però, di fronte a tanta giovane donna, trascurai il particolare e mi avvicinai fino a sedermi accanto.

Lei non si muoveva, aveva le braccia distese ai fianchi, il seno abbondante che nonostante l’età mostrava già segni di cedimento precoce; le areole erano di dimensioni normali con il capezzolo leggermente introflesso… a mo’ di bottone. I fianchi erano stretti e conducevano diretti ad un monte di Venere molto pronunciato, ricoperto da una peluria che doveva essere molto fitta, ma perfettamente rasata; le grandi labbra, carnose, nascondevano ciò che di lì a poco avrei posseduto. Le gambe perfettamente proporzionate, parevano levigate da mani sapienti. L’abbronzatura, quasi integrale se si trascurava un minuscolo tratto di pelle ancora chiara attorno alla vulva, donava a quella giovane donna un aspetto di statuaria bellezza.

Sorridendomi, si alzò da quella posizione e mi sussurrò che era felice di vedermi, ci aveva sperato proprio. Così dicendo, mi sfilò la t-shirt di dosso e la lasciò cadere a terra, sfiorandomi le spalle con quelle mani così dolci, fresce e morbide… Continuò a scendere lungo il mio petto, soffermandosi a solleticarmi i capezzoli, continuando a scendere verso i calzoncini.

Io nel frattempo le sfioravo il collo con le labbra, bagnando quel collo così esile con sapienti colpi di lingua; le mani si erano portate sul seno, ora mollemente pendente sulle lenzuola… I capezzoli iniziarono ad uscire allo scoperto, svelando una dimensione molto contenuta ma ugualmente turgida: a tal proposito Cristina mi ricordò più di una volta che il seno muta molto anche in funzione degli allattamenti…

Barbara aveva iniziato a slacciarmi i calzoncini, quindi mi rialzai e lasciai che li sfilasse; li abbassò assieme agli slip, tradendo così la sua non completa maturità sessuale (! un indumento alla volta, tassativo !). Mi ritrovai in piedi con l’uccello ancora floscio, e data la mia non più giovane età, mi sentivo leggermente imbarazzato di fronte ad una donna che poteva essere mia figlia… Allontanai subito quella stupida idea e, visto che l’iniziativa l’aveva presa lei, mi feci forza e cercai di tener alto l’onore. Barbara avvicinò la sua bocca e, dapprima con la lingua, poi passò a prendere in bocca ciò che le offrivo. Sentivo il cazzo scivolare dentro e fuori dalla sua bocca, sempre più duro e bagnato dall’abbondante saliva che Barbara lasciava sopra di esso. Mi stesi sul letto facendola sistemare con la fica sopra di me, iniziando uno splendido 69. Schiusi le grandi labbra, già abbondantemente bagnate, ed iniziai a leccarle furiosamente l’interno, facendo gonfiare due piccole labbra che, sorprendentemente, non acquistarono più di tanto volume, rimanendo quasi coperte dalle grandi. Lei si era fermata, evidentemente già in estasi, ed aveva appoggiato la testa su una mia coscia, avvicinando ancora di più la fica alla mia bocca, che continuava a lavorarle dentro. Notai che il suo ventre cominciava a contrarsi tipicamente pre-orgasmo e, non volendo rimanere all’asciutto, mi fermai a mia volta, pregandola di volersi girare. Lei così fece e, lentamente, si introdusse la mia asta in vagina, poco alla volta, molto lentamente. Constatai che, effettivamente, Barbara non era particolarmente dotata in fatto di dimensioni vaginali e non potei che provare sollievo da ciò, dato che normalmente ero abituato a ben altri diametri…

Lo sfregamento delle pareti della sua piccola vagina producevano in me un godimento senza pari.

Barbara intanto, iniziò a venire nel modo più completo: si fermò completamente, compiendo solamente dei respiri profondi che si trasformavano in ansimi, violenti, sempre più violenti, accompagnati da una vibrazione potente del ventre.

Io, che mi vedevo già costretto ad ultimare quel rapporto facendomi masturbare, mi sorpresi quando, trascorsi pochi istanti, Barbara ricominciò a cavalcare sempre più convinta, sempre più consapevole, ripetendosi per altre quattro volte, prima che pure io iniziassi ad avvertire l’orgasmo sempre più imminente.

Afferrai Barbara per i fianchi e, alzandomi con l’uccello sempre inserito in lei, la sistemai stesa sul letto, afferrandole le caviglie e sollevandole sopra le mie spalle. Potevo così inserire l’uccello completamente, fino alla base; mi resi conto che Barbara emetteva talmente tanto umore da aver bagnato il lenzuolo sottostante ed il sottoscritto fino alle palle. Uscii istanteaneamente dalla vagina ed iniziai a sborrarle sul ventre, con fiotti che la raggiunsero sul viso. Barbara, prontamente ed inaspettatamente, si affrettò su di me e con mio gioioso stupore, fece ultimare i miei schizzi di sperma nella sua bocca, deglutendo fino alla fine di tutto, restituendomi l’uccello ormai non più turgido, perfettamente ripulito.

- Sai, mi disse, mi dispiace che non sia presente anche Cristina, perché mi sarebbe piaciuto farmi leccare la fica da lei… mi piace, tua moglie… -

- Beh… risposi, potrebbe non essere così impossibile, si tratta solo di saperla convincere… cosa dici, vuoi che ci proviamo? Adesso però torno in camera, non voglio insospettirla…-, le sussurrai, ed uscii dalla camera, spegnendo la luce, socchiudendo la porta ed uscendo dalla depandance con Cristina per mano…

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