
Al mare 2
Dopo circa un quarto d’ora, Cristina si avvicinò alla barca e chiese, logicamente a me, di aiutarla a risalire, perché si sentiva un po’ stanca; io le risposi che Nuccio, il comandante, l’avrebbe sicuramente aiutata a risalire in maniera più sicura.
Così, accostando al bordo della piccola imbarcazione, venne afferrata dalle potenti braccia di Nuccio che la tirarono letteralmente fuori dall’acqua di peso, e la riappoggiò sulla pavimentazione della barca, porgendole l’asciugamano. Cristina, ringraziandolo per la cortesia, disse che preferiva asciugarsi direttamente al sole ed, essendo l’unico posto libero quello vicino al timone, si stese proprio là. Nuccio riprese il lavoro di pulizia del pesce, ormai quasi finito, ma non potè trattenersi dal buttare l’occhio di sovente sulla passera di Cristina, direttamente davanti a sé; e ciò che aveva nei pantalocini tornò ancora a farsi notare, questa volta in maniera ancora più decisa. Non era possibile capire come mia moglie intendesse rompere il ghiaccio definitivamente con Nuccio, ma se non si fosse data una mossa, pensai che l’uccello del comandante avrebbe potuto lacerargli i pantaloncini. Fu allora che Cristina si alzò ed andò vicino a Nuccio, chiedendogli che pesce ci avesse preparato per il pranzo, il quale rispose quasi balbettando che si trattava di filetti di pesce fresco, passati solamente nell’olio e leggermente salati, offrendone uno a Cristina; lei lo accettò ma, afferrandolo, gli scivolò di mano e cadendo rimbalzò su di un seno, sull’interno coscia, ed andò a fermarsi giusto appoggiato al pelo.
- Scusi, tutta colpa mia - esclamò Nuccio dispiaciuto ed imbarazzato sempre più per la gaffe, - ora l’asciugo -, e fece per afferrare un tovagliolo di carta sulla panca.
Cristina, però, ruppe gli indugi ed afferrò la mano di Nuccio, e prima che questi si potesse rendere conto di ciò che stava per accadere, la appoggiò sul seno unto dalla caduta del filetto.
- Perché non mi asciughi tu, …così? - chiese al povero Nuccio, che girandosi verso di me probabilmente cercava quel consenso che gli avrebbe definitivamente concesso ciò che dalla prima visione di Cristina aveva solo potuto immaginare.
Io, da parte mia, rincarando la dose, risposi - Beh, Nuccio, se te lo chiede lei, cosa aspetti? -
Questa risposta raggiunse il povero marinaio come un colpo ben assestato perché, senza dire nulla ma evidentemente interdetto, si girò nuovamente verso Cristina ed iniziò timidamente a muovere la mano sulla mammella che ormai si era completamente coperta di morbido e lucente olio.
- Ho voglia di farmi massaggiare con dell’olio, da te… ti va, Nuccio?… - gli chiese cortesemente Cristina, aggiungendo -… ma ti prego, togliti pure i pantaloncini, perché credo che il tuo pisello stia soffrendo le pene dell’inferno, non è così ?-
Eh sì, quando Cristina capisce di avere per le palle la sua vittima, non è certamente pietosa e non le lascia alcuna via di scampo… come un vero predatore!
E così Nuccio si calò i suoi vecchi calzoncini ormai consumati, svelando non solo di non indossare null’altro, ma di possedere (o meglio di aver posseduto) un uccello di dimensioni ragguardevoli. Come sempre il fiuto di Cristina non l’aveva tradita, anche se stavolta doveva fare i conti con l’età non più verde dell’uccello e del suo proprietario.
Nuccio portò la latta dell’olio sopra il ventre di Cristina ed iniziò lentamente a versarlo, avendo cura di stenderlo con l’altra mano; quando l’addome fu completamente ed abbondantemente bagnato dal prezioso e profumato olio, posò a terra il recipiente ed iniziò un lento movimento a due mani sul corpo maturo di Cristina. Lei alzò ed incrociò le braccia sopra la testa, limitando in questo modo la naturale discesa laterale della mammelle, che data l’età ed il volume, non erano più toniche come un tempo.
Le vidi muoversi circolarmente sotto le mani forti di quell’anziano che improvvisamente e di lì a poco avrebbe posseduto mia moglie.
Con molta calma insistette sui capezzoli, strizzandoli fra pollice ed indice fino a far ruotare il capo di Cristina da un lato all’altro, segno che la porcona stava cominciando a provare realmente qualcosa…
Scendendo, sempre lentamente, verso il bacino, Nuccio incrociò le mani giusto sopra il monte di Venere di Cristina, coperto di folto pelo, la quale rispose allargando leggermente le cosce. Nuccio a questo punto sembrava aver ripreso il controllo di sé stesso, ed al movimento delle cosce di Cristina portò una mano giusto sopra la vulva, massaggiandola dapprima delicatamente, poi sempre più vigorosamente, schiudendole le labbra ed iniziando un’esplorazione sempre più profonda all’interno della vagina.
Cristina deglutì ed alzò la testa, fermando con una mano quella che Nuccio aveva già quasi completamente inserita, ed afferrandogli l’uccello con l’altra, potrandolo a sé.
Il povero Nuccio, già su di giri, mostrò purtroppo il suo limite nel riportare naturalmente quell’abbondante cazzo in posizione e vigore tali da permettergli la penetrazione. Così Cristina gli mostrò la possibile soluzione al problema, iniziando ad inserirselo in bocca, succhiando la cappella che non ne voleva sapere di gonfiarsi degnamente.
Dal canto suo Nuccio era proprio al massimo: sguardo perso nel vuoto, le mani sul capo di Cristina, muoveva furiosamente il bacino obbligando mia moglie ad un bocchino profondo… pareva un cane che monta una cagna. Certo che anche Cristina, dal canto suo non era certamente nata ieri ed aveva altre frecce al suo arco, così si sottrasse alla presa di Nuccio e lo invitò a stendersi al posto suo, cosa che lui fece istantaneamente. Era completamente sudato, sul collo risultavano evidenti le vene gonfie dal cuore che doveva pompare come anni prima, quando quell’uccello gli regalò (probabilmente) scopate da sogno.
Quello stesso uccello che ora si appoggiò meschinamente, seppur gonfio, su di un lato. Cristina però non si perse d’animo e, stringendo ritmicamente la base del cazzo di Nuccio, iniziò a succhiare decisamente la cappella, inserendola completamente in bocca. Come d’incanto l’uccello iniziò a dare segni di ripresa, prendendo sempre più la verticalità, fino a bloccarsi quasi perpendicolarmente al ventre di Nuccio, il quale lo osservava come estasiato, senza parlare, quasi non credendo a ciò che vedeva.
- Adesso mi raccomando, Nuccio… -, gli disse tranquillamente Cristina, - …tieni le dita premute alla base del tuo pisello, così io potrò sedermici sopra… poi io comincierò a muovermi e tu proverai a lasciare la presa, lentamente, d’accordo?-
- Si, va bene Cristina… scusami ma l’età non va d’accordo con il sesso, purtroppo…-
Povero Nuccio, lui così energico costretto a scusarsi proprio per il suo uccello…
Vidi Cristina sistemarsi le piccole labbra in modo da non interferire con l’inserimento del membro di Nuccio e, aggiungendo un po’ d’olio sull’ingresso della vagina, si appoggiò leggermente sulla cappella dell’anziano marinaio; iniziò quindi a calare verso il bacino di Nuccio… il suo cazzo sembrava reggere… lui continuava a mantenere la pressione sulla base, mente Cristina toccò con le chiappe la ruvida pelle dell’addome di Nuccio, il quale come precedentemente spiegatogli, lasciò lentamente la presa, liberando l’uccello al suo destino.
Cristina iniziò ad ondeggiare su di lui, cercando di mantenere turgido ciò che aveva inserito nel suo interno… poi accennò a salire sull’asta di Nuccio, poco alla volta: all’atto della discesa, però, il membro si piegò su sé stesso, lasciando sfuggire al povero anziano uomo un’involontaria imprecazione.
- Scusatemi, non volevo… ma questo maledetto qualche anno fa non si sarebbe comportato così…- esclamò Nuccio.
- Non ti preoccupare, Nuccio. Ci abbiamo provato… comunque rilassati e facciamo una nuova prova, ok? - lo rincuorò Cristina.
Riprese in mano la lunga ma floscia verga e ricominciò la stessa operazione di prima; riuscì infatti a rimetterlo in verticale, questa volta addirittura più gonfio della precedente, ma stavolta, anziché chiedere nulla a Nuccio, mi chiese di prendergli l’elastico per capelli che teneva nella borsa al mio fianco. Glielo porsi e lei, fattolo doppio, lo inserì velocemente alla base dell’asta e lo lasciò; non l’avevo mai vista operare così ma, evidentemente, dimostrava spirito d’adattamento e soprattutto, che quando vuole un cazzo, quel cazzo avrà.
Infatti, lasciata la presa dal cazzone, questo rimase eretto ed addirittura con il cappellone teso, gonfio e largo quanto piaceva a Cristina; in quelle condizioni, era sicuramente una volta e mezza il mio…
Lei ricominciò la lenta discesa lungo quel magnifico pennone, ma questa volta per arrivarne alla fine, la vidi faticare alquanto… contorcersi… forzare. Evidentemente le misure si facevano sentire.
Nuccio si preoccupò di far presente a Cristina che l’avrebbe avvisata per tempo, prima di venire, ma lei, contrariamente dal suo solito e lasciandomi stupefatto, rispose: - Non ti preoccupare Nuccio, non c’è alcun problema, per me. Goditi questa scopata come me, trattieniti fino a quando puoi, se vuoi mi fermo… ma quando ti va, vienimi pure dentro. Sai, anche per noi donne l’età porta a delle rinuncie, ma in questo caso fa comodo ad entrambi, no? -
- Non capisco… -, rispose Nuccio evidentemente annebbiato da quanto stava provando.
- Per essere completamente chiara con te, Nuccio, intendo dire che non ho più mestruazioni… che sono in menopausa… anche se grazie a Dio non ho perso la voglia di cazzo, capito? -
Evidentemente Cristina aveva preso a cuore Nuccio e, prima volta in asoluto, aveva deciso di lasciarsi sborrare dentro da un cazzo che non fosse il mio.
Nuccio parve in effetti meno teso e si lasciò completamente andare al lento ma continuo movimento di Cristina… ora smorzacandela, ora circolare.
Nuccio per un paio di volte serrò le mani sui fianchi di Cristina, impedendole così di muoversi, ed impedendo a sé stesso di venire. Mia moglie molto diligentemente attendeva che le dita del suo attuale stallone lasciassero la presa per ricominciare, via via sempre più profondamente, fino a sfilare completamente l’asta di Nuccio e poi reinfilarsela nuovamente fino in fondo. Anche Cristina iniziava ad ansimare, segno che pure per lei l’orgasmo era prossimo. Bisognava certamente ammettere che per un uomo dell’età di Nuccio, anche se con l’artificio dell’elastico, se la cavava mica male…
Forse proprio in seguito all’ansimare di Cristina, Nuccio improvvisamente sfilò il cazzo dalla figa, mise mia moglie alla pecorina e le entrò da dietro con un colpo netto, facendo uscire un lamento acuto da Cristina, ora evidentemente giunta a fondo corsa. Il vecchio stallone diede così, in un’impennata d’orgoglio, gli ultimi suoi colpi nella fica e, emettendo un sordo lamento, affondò ancor di più… rimase così, contraendo solamente i glutei in modo incontrollato, impedendo a Cristina di muoversi nella maniera più assoluta, visto che le aveva afferrato i seni e li tirava decisamente a sé.
Anche Cristina a questo punto iniziò ad urlare nel vero senso della parola, chiedendo a Nuccio di sfondarla, di entrarle ancora di più, di farle male.
Rimasero entrambi così, in quella posizione animale per parecchi secondi, fino a che Nuccio lasciò i seni di Cristina; questi rivelarono appieno la pressione causata dalle mani dell’anziano stallone, i capezzoli in particolare.
Nuccio sfilò la verga dal ventre di mia moglie, dalla cappella ancora uscivano gocce del suo seme; Cristina, che contemporaneamente si era stesa esanime sul fondo della barca, incrociò le gambe quasi a voler trattenere quanto Nuccio le aveva donato; poi, dopo qualche istante, aprì nuovamente gli occhi e le cosce, dalle quali iniziò ad uscire un leggero rivolo di sborra, dal colore quasi completamente trasparente. Lei allora si alzò, salì sul bordo della barca e si tuffò nuovamente, seguita a questo punto da Nuccio e dal sottoscritto.
Perfettamente rinfrescati e rifocillati dall’ottimo spuntino del nostro comandante, rientrammo in porto e scendemmo dall’imbarcazione; Cristina e Nuccio si abbracciarono in silenzio, strinsi a mia volta la mano a colui al quale avevo donato la moglie. Rientrammo quindi dai nostri ospiti in collina, provati dall’intensa ma strordinaria giornata, pronti sicuramente per una lunga doccia e per una altrettanto lunga dormita.