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Dopo la riunione

Finimmo la riunione a Bologna verso le 17. Uscimmo nella Via Dei Mille, prendemmo un sospirato caffè. Eravamo finalmente rilassati e mia moglie stava divenendo raggiante perché pregustava la serata di sesso forte che voleva fare. Mi chiese di portarla subito in un cine a luci rosse per scaldarsi un po’, ma pensava ai giri in macchina nei parcheggi della Fiera, circondati ed inseguiti da decine di singoli eccitati. Scelsi l’Arena del Sole. Pagammo i biglietti scrutati da un paio di nordafricani che parlavano con la cassiera. Uno di loro sembrava particolarmente interessato. Si toccò ripetutamente la patta dei pantaloni facendo capire di avere un grosso uccello disponibile per lei. Si intravide il pacco e sembrava notevole. Mia moglie amava molto quei gesti volgari, la facevano sentire quello che in realtà era e quindi sorrise al marocchino. Entrammo, facendoci largo fra le pesanti tende ed una diecina di gay che attendevano il merlo maschio. Raggiungemmo la prima fila di poltroncine sulla sinistra, seguiti dal marocchino che dava evidenti segni di essere già pronto, infatti toccò il culo di mia moglie e la strusciò con il pacco oramai molto gonfio. Sedemmo come si conviene in queste circostanze: un posto vuoto, mia moglie ed io. Il marocchino si sedette subito. Mia moglie si liberò del cappotto bianco e me lo passò. Rimase nella “divisa” che indossava per queste occasioni: mini aperta sul davanti e golfino grigio senza reggiseno. Si sedette e scoprì le sue enormi cosce fasciate da autoreggenti nere. Sotto aveva slip ridottissimi neri. Il marocchino non le diede nemmeno il tempo di sistemarsi e le infilò la mano fra le cosce, scansò gli slip e le infilò un paio di dita in figa. Lei era già bagnatissima come sempre in queste occasioni. La cosa fece volare la fantasia dell’uomo che ritrasse la mano e si sbottonò i pantaloni calandoli assieme alle mutande. Il cazzo svettò dritto e durissimo in tutta la sua prepotente bellezza. Era molto lungo e largo, scappellato, già con una goccia di sperma che usciva. Era proprio una grandissima mazza. Mia moglie lo toccò e si girò verso di me dicendomi che lo voleva ad ogni costo perché era grandissimo e durissimo, si girò e affondò la sua bocca fra le cosce del marocchino. Iniziò a leccargli i ciglioni. Gli altri spettatori si girarono tutti. 

Dietro di noi, in piedi, si formò una folla di 5-6 uomini. Lei non si accorse di nulla, continuò a leccarlo ed a risalire lentamente la mazza fino alla cappella che riusciva a stento a contenere in bocca. Gli leccò lentamente la cappella, tirando fuori la lingua il più possibile. Alcuni uomini si sedettero davanti e si girarono a guardarla mentre si toccavano gli uccelli. Quelli dietro si stavano segando. Lei alzò un attimo lo sguardo, mi sorrise e si chinò di nuovo ma fu sorpresa dallo schizzo di sborra del povero marocchino che non riuscì a mantenersi. Lei gli andò incontro per ciucciargli tutto il liquido ma non riuscì perché il cazzo era troppo grande per poterlo far venire nella bocca chiusa. Si rialzò e sputò la sborra catturata in un fazzolettino. Si girò appena verso di me ma uno dietro aveva messo il suo cazzo fra la sua testa e la mia. Lei lo leccò e gli bastarono due ciucciate per farlo sborrare. Si girò dall’altra parte e prese a succhiare un altro uccello messo fra lei ed il marocchino che ansimava come un animale ferito. Ciucciò a lungo l’altro che era molto resistente. Il marocchino capì e si alzò per lasciargli il posto. Gli ci vollero dieci minuti buoni di lingua e gola per farlo sborrare. Alla fine l’uomo venne schizzando tanto violentemente fa bagnare quello davanti. Intanto il marocchino dotato si era eccitato di nuovo e ci propose di andare nel bagno delle donne per chiavarla. Mia moglie non esitò nemmeno un attimo. Quando la raggiunsi dentro era già alla pecorina davanti ad un lungo lavabo con specchiera ed un altro uomo la stava già possedendo. A quello seguirono altri due, molto rapidi e poi fu il turno del primo marocchino. Visto alla luce il cazzo del ragazzo era incontenibile. Segnato da vene pulsanti e molto scoperte, leggermente arcuato verso sinistra, non si copriva nemmeno con tre palmi di mano. Mia moglie fece di tutto per farsi chiavare alla pecorina ma non fu possibile, sebbene lei ne avesse preso anche un paio asinini di negri a Lido di Dante, ma era stato possibile perché lei si era sdraiata per terra e si era messa un cuscino sotto la schiena. Non rinunciò a farselo sbattere dentro la figa e chiese al ragazzo di sedersi su una delle tazze dei cessi. Lei camminò a cosce aperte fin sopra il cazzo puntato in alto e con un po’ di pazienza lo fece scomparire nel suo ventre e lo cavalcò con furiosa grazia. Gli altri rimasti a guardare commentavano allibiti. Come faceva a farsi sbattere violentemente da una mazza di quel genere senza un gemito? Mia moglie è una che ha una figa molto profonda e bagnatissima, ne potrebbe prendere di tutte le misure e anche due contemporaneamente, come era successo una notte a Roma, in un privè.

E’ decisamente una femmina molto difficile da accontentare, sia per struttura fisica sia per attitudine mentale. Si eccita spaventosamente constatando che un uomo la desidera ed è in grado di venire anche 7-8 volte in una scopata. E’ in grado di gestire le situazioni, non perde mai la testa ma fa di tutto per soddisfare il suo eccitamento. Dice che quando si eccita sente un fuoco nella pancia ed è capace di essere molto cattiva per più giorni se non riesce a spegnerlo. Devo dire che è un grande piacere vederla all’opera, anche perché adora succhiare cazzi e questo perché quest’atto la fa sentire completamente e totalmente puttana. Mai nessuno, fin’ora, ha mancato una sborrata con lei. Ci è capitato di incontrare uomini emozionati e atterriti al punto da non riuscire ad indurirlo. Lei ci si mette con santa pazienza, glieli ciuccia anche completamente mosci, leccandogli anche teneramente i coglioni fino a che la sborra sgorga. Un anziano commerciante di carni di Ancona, pressoché impotente, le ha offerto anche un bel po’ di soldi per fare qualche sborrata ogni tanto. 

Alle 19 uscimmo dal cinema e andammo a mangiare una pizza. Lei era infuocata in viso. Mi sorrideva. Aveva occhi lucidissimi. Mi disse cha era stato molto bello e che aveva un gran fuoco nella pancia e nella figa. Ne voleva altri. Finimmo verso le 22 e andammo ai parcheggi di via Michelino. C’erano poche macchine che però ci avvistarono subito. Lei li guardò uno per uno e mi disse che li voleva tutti. Feci i segnali di rito con i fari e mi avviai verso il fondo di una strada della zona industriale. Ci seguirono in sette, in colonna. Appena ci fermammo il primo scese e si avvicinò al finestrino di mia moglie. Lei si era tolta la gonna e gli slip e si presentò con le cosce divaricate. Abbassò il finestrino e gli disse di tirarsi fuori il cazzo. Glielo prese in bocca immediatamente e lo spompinò per alcuni minuti. Gli altri si avvicinarono a piedi. Lei scese dalla macchina e si mise alla pecorina sul cofano della ns auto. Il primo la infilò senza parlare. Mentre la sbatteva lei guardava me negli occhi e mi faceva boccacce con la lingua. Si avvicinarono gli altri che glielo volevano metetre in bocca. Lei li accontentò tutti, mentre, a turno glielo infilavano in bocca e poi in figa non appena quello che stava chiamando veniva e si ritraeva. I primi due la scoparono di nuovo. Si fece chiavare nove volte. Venne più di dieci volte. Si alzò e si rivolse a quello che lo aveva più grosso. Un camionista di Potenza. Gli chiese di seguirlo in macchina, nei sedili posteriori. L’uomo salì e lei mi chiese di portarli a fare un giro per Bologna. Appena partii lei gli tirò fuori il cazzo e prese a ciucciarglielo. Il camionista era stanchissimo ed aveva grandi difficoltà a farlo venire duro. Allora lei si superò con le parole. Prese a dirgli che il suo uccello era bellissimo, che i suoi coglioni erano grandissimi, che lei voleva la sua sborra in bocca. Continuò dicendogli che una troia come lei non l’avrebbe trovata facilmente, che le sarebbe piaciuto battere i marciapiedi e che non si sarebbe fatta pagare da gente come lui. Il camionista venne con un urlo ed una sudata proverbiale. Finalmente lei si placò. Lo aveva succhiato per circa un’ora. Avevamo fatto tutto il giro dei Viali. Riportammo l’uomo al suo camion e ripartimmo. A Imola le venne sonno. Si sdraiò con la gambe aperte. Madonna mia!

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