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Io, mia cugina e la pioggia

C'era una volta in un luogo lontano, lontano...

 Beh, ci sono tanti modi per cominciare un racconto. Il mio inizia in un periodo lontano, per giungere ai giorni nostri, e in un modo inaspettato. Questo racconto, narra del rapporto particolare che vede protagonisti me e mia cugina. Un rapporto che era a dir poco idilliaco, quando da bambini si trascorreva molto tempo assieme, quando tra noi c'era una grande complicità ed eravamo sempre l'uno per l'altra.

Il tempo passa, oggi ho 35 anni e lei 37, le vite prendono strade diverse e ci si incontra a fasi alterne, con alti e bassi. A volte, ci sono incomprensioni che ci allontanano in modo grave e definitivo. Questo è successo a noi, un'incomprensione, una parola di troppo, ci ha allontanato, rendendoci simili ad estranei. Facendoci vivere i rari incontri con freddezza e indifferenza, al punto di privarci di un semplice saluto.

 Poi, quando meno te l'aspetti...

Di recente, mi è capitata una cosa che non credevo possibile. Mentre uscivo di casa per fare acquisti, qualcuno mi ha avvicinato alle spalle, mi ha toccato il sedere, e con una voce che esprimeva ironia, mi ha sussurrato all'orecchio: "è sempre duro, eh?" Era lei, mia cugina. Non conoscevo le sue intenzioni, ma quell'incontro non mi dispiaceva affatto, poteva essere un modo come un altro per eliminare tanta tensione. La guardai, aveva cambiato il colore dei capelli, ma non stava male. Era come sempre, corpo snello con le curve al posto giusto, e una cosa che senza nasconderlo, mi era sempre piaciuta, un culetto da mangiare. Io ero in forma più che mai. Mi disse che voleva vedermi da solo per parlare per bene del nostro rapporto, che non poteva continuare così, che doveva cambiare, anzi migliorare. Voleva incontrarmi in un posto isolato per comodità e per avere tutto il tempo senza alcun tipo di disturbo. Decidemmo per un luogo che avevamo frequentato da ragazzi per fare scampagnate, da raggiungere in auto, e dove discutere serenamente.

 Era il giorno dell'appuntamento. Arrivai in orario e vidi la sua auto in lontananza, mi aspettava. Erano le 14.30 di uno splendido pomeriggio di giugno, lei mi salutò per poi sedersi al mio fianco nella mia auto. Beh, era in forma, con una maglietta leggera e una gonna sul ginocchio. Io avevo il solito jeans con una camicia nera. Cominciò a parlarmi di come era andata la sua vita, di come aveva vissuto gli ultimi anni e di cosa avrebe voluto per il futuro. Seduti uno di fronte all'altra, sembrava strano, ma al contempo era molto naturale. Io l'ascoltavo e cercavo di seguirla per capire e per trovare il modo di cambiarci, intanto l'occhio mi cadeva in basso, lei era seduta tenendo una gamba piegata sotto l'altra e soprattutto, tenendo la gonna allargata. Sembrava presa soltanto da ciò che diceva, mi tornò in mente di quando eravamo piccoli. 

Da ragazzini, avevamo 12 anni o forse più, ricordo un giorno d'estate che indossava un pantaloncino largo, come quello dei calciatori, si mise a sedere sul quarto gradino della base di una scultura di marmo che si trovava nel nostro quartiere. Io ero rimasto sotto in piedi e le sue gambe si trovavano all'altezza del mio petto, lei era lì, davanti a me, a nemmeno un metro. Mentre parlava e si guardava intorno, con estrema disinvoltura cominciò ad aprire le gambe e non poco. Il pantaloncino era rimasto schiacciato al centro e ai due lati c'era tanto spazio da poter vedere tutto. 

Non vedevo le mutandine, ma una bellissima fessa pelosa, mi piaceva così naturalmente pelosa, mi faceva impazzire. Quel giorno mi diventò duro da farmi male, gilelo avrei schiaffato dentro subito e credo che anche lei avesse voglia del mio cazzo. In realtà, credo che si sia sempre divertita a stuzzicarmi, a giocare col sesso, le allusioni, i doppi sensi, ma senza mai andare oltre. Siamo stati sempre oggetto di una curiosità reciproca, ma il nostro grado di parentela bastava a farci riflettere, e a non farci sbilanciare con frasi o azioni che avrebbero creato imbarazzo. Ora la guardavo, notavo il suo sesso curato e parzialmente depilato. Avevo davanti una donna.

 Continuava a parlarmi della nostra situazione, intanto aveva cambiato posa. Era seduta sulla punta del sedile con una gamba lasciata scendere giù e l'altra piegata con il piede puntato alla base dello schienale. Aveva appena sussurrato: "così sono più comoda!" Cercavo di seguire ciò che diceva, ma lo sguardo cadeva inevitabilmente tra le sue cosce. La gonna era ormai salita fino dove era possibile e la mutandina si faceva spazio tra le labbra della fessa. Non ce la facevo più, avevo perso il filo del discorso e mi domandavo che senso avesse quell'incontro. Quel tempo passato in quel modo, avrebbe cambiato il nostro rapporto, la nostra vita? All'improvviso, interruppi quello che stava dicendo, la valanga di parole che ormai per me era priva di significato, e guardandola negli occhi, meravigliando me stesso, le dissi: "senti M, perché non mi fai un bel bocchino?"

 Smise di parlare, mi guardava stupita, mentre io ero spaventato perché pensavo d'aver superato il famoso limite, inoltre non riuscivo ad immaginare quale potesse essere la sua prossima reazione. Mi disse: "ti rendi conto di quello che mi hai appena chiesto?" Stavo per rispondere, quando prese ad aprirmi la cintura e poi la zip dei pantaloni, e continuò dicendo: "sono proprio curiosa, voglio solo vedere una cosa!" Cercai d'aiutarla, mi abbassai il jeans fino al ginocchio. Avevo il cazzo già bello gonfio, lo vide, lo afferrò con la mano destra, stringendolo bene, poi dopo averlo osservato per qualche secondo, mi guardò negli occhi, dicendomi: "cosa vorresti, ti piacerebbe schiaffarmelo in bocca?", ed io: "si, tutto!"

 Mi aspettavo il solito passo indietro, il giochetto di sempre. Non credevo ai miei occhi, tirò fuori tutta la lingua e cominciò a leccarmi la capocchia, la leccava tutt'intorno, era davvero molto brava e credo che negli ultimi anni, dopo la separazione dal marito, avesse fatto un pò d'esperienze. Stavo impazzendo, non riuscivo a crederci, stava succedendo davvero! Ero colpito dalla dedizione e l'amore che ci metteva, la sua voglia di me e del mio cazzo era evidente. Se soltanto avessi immaginato una cosa del genere, non avrei aspettato tanto per parlarle in modo così esplicito. Ma, chi può dirlo? Forse, i tempi dovevano maturare e noi con loro.

..mmmhhh, mi faceva morire! Ancora una leccata e poi tutto dentro: "aaaaammmmhh, mmmmhhhhhhhh!

..mmmmmhhhh, mmmmmhhh, mmmmmhhh, mmmmmhhh, mmmssssslurrllp, che cazzo buono che hai!

..lo voglio ingoiare tutto, aaaaaargghhh, mmmmhhhhh, mmmssssslurrllp.."

Era stupendo: "si, continua, sei meravigliosa, si, si, aaaahh, che bocchiiinoo!" Me lo stava succhiando, appagandosi con una voglia arretrata, rifacendosi di tutte le volte che l'aveva solo immaginato. La sua voglia era impressionante, voleva il mio cazzo con tutta se stessa.

Intanto, la mia mano era sul suo culetto, mi piaceva infilarle il dito medio tra le chiappe per sentire il suo calore, e piaceva anche a lei. Mi tolsi tutto, camicia, jeans e scarpe, anche lei si spogliò per sentirsi più libera e lo fece dandomi le spalle (era più comoda). Si sfilò la gonna piegandosi in avanti mostrandomi quel bel culo a punta. Non riuscii a resistere, l'afferrai ai fianchi portandomi quel bel culetto alla faccia e leccai le chiappe, poi ne fui travolto, presi a morderlo, leccarlo e baciarlo, volevo disperatamente sentirne il sapore. "mmmmmmhhh, che profumo di culooo!" Mi disse: "lo voglio ancora in bocca!" Si voltò verso di me: "mi piace, hai un bel cazzo e una capocchia enorme!" ed io: "brava, quando una cosa piace, bisogna mangiarla. Apri la bocca!" Le afferrai la testa con entrambe le mani e la spinsi con forza, mentre con un colpo di reni le schiaffai il cazzo in bocca, la stavo chiavando in gola.

 In quel momento, non pensavo al periodo in cui eravamo rimasti lontani, non mi fregava più. Volevo soltanto fotterla, fotterla bene, fotterla di brutto. Volevo darle tutto ciò che aveva sempre desiderato e fotterla al punto di divenire un chiodo fisso nei suoi giorni futuri. Doveva diventare la mia porca a vita, al di là di eventuali rapporti con terze persone. Capii che sicuramente non avrebbe più rinunciato a me e al mio cazzo.

 Tornò a sedersi sul suo sedile, utilizzando la leva per spostarlo indietro e farmi spazio. Poi, guardandomi con quell'espressione sensuale e al contempo ironica che conoscevo, e con cui amava stuzzicarmi, si accarezzò, invitandomi: "eccola, ho voglia, dai schiaffamelo nella fessa, chiavami!" Ora le ero davanti, aprì le gambe prendendosi tutto lo spazio che era possibile: "non ce la faccio più, ti prego chiavami, schiaffamelo dentro, fammi arrivare quella capocchia fino in fondo!" Il primo affondo fu dolce e penetrante, tutti gli altri decisi e con forza. Lo tiravo fuori dolcemente, ma poi, sblaaam!! lo schiaffavo dentro con violenza, sempre più furioso, sempre più velocemente: "tieni! ..tieni! ..tieni! ..prendilo tutto! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..voglio chiavarti, voglio sentirti come la più puttana di tutte le porche! ..tieni! ..tieni! ..tieni!.. tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieniiiii! La sentivo morire. Mi aveva chiesto di farla morire, voleva morire di me, a furia di colpi di cazzo. Mi abbracciava forte, sentivo tutta la sua passione.

 Intanto, non potevamo accorgerci che il cielo era diventato scuro e pieno di nuvole. A qualcuno poteva sembrare la punizione degli Dei, non a noi. Nessuno poteva essere contrario a quello che ci stava accadendo, ai nostri sentimenti. Non avevamo mai provato emozioni e piacere in modo così intenso, credo che quello che stavamo vivendo fosse ciò che si può definire, essere felici.

Ci fermammo un attimo, lei mi sussurrò che non voleva godere subito, voleva andare avanti e stare ancora con me. Per qualche istante guardammo le gocce di pioggia che cadevano sul mio tettuccio di cristallo, c'era un forte odore di natura tutt'intorno a noi, la pioggia bagnava tutto, ma non cadeva con violenza. Ricominciò a leccarmelo, riempendomelo tutto di saliva. Poi, mi guardò negli occhi con uno sguardo molto dolce, come se mi pregasse per avere qualcosa, e dopo avermi leccato anche il collo per bene, mi sussurrò all'orecchio: "V, ho voglia! Me lo metti in culo? ..ti prego, me lo metti in culo?" Non potevo credere a quelle parole, era un sogno che si stava realizzando, nel corso della mia vita l'avevo sognato tante di quelle volte, e adesso potevo rendermi conto che lei lo sognava come me. Si sognava proprio come me: "V, ti voglio, mettimelo in culo, ho troppa voglia, ti prego, mettimelo!" Le domandai: "tu vuoi farmi impazzire, vuoi farmi morire nel tuo culo?" E lei: "si!"

Dietro al sedile posteriore della mia auto conservavo un plaid, decisi di utilizzarlo per coprire i sedili anteriori, perché mi era venuta in mente un'idea stupenda. Dopo aver steso il plaid, la presi, la baciai profondamente e la voltai verso il retro dell'auto. Ecco il suo culo nelle mie mani! Come prima, presi a baciarlo, leccarlo e morderlo con tanta voglia. Intanto, il mio cazzo, nell'attesa, quasi esplodeva. Adesso lo facevo più lentamente, ma con grande intensità. Quel profumo, unito al sapore, m'inebriava, mi rendeva folle di lei. Era tutto così meraviglioso: "..uuuuhhh, che profumo di bucio, che sapore di culooo!!" Lei godeva, tra noi c'era un feeling pazzesco, eravamo l'uno dell'altra. La misi giù, le dissi di rimanere a pecorina perché volevo prepararle il bucio del culo per bene. Le infilai due dita in bocca, invitandola a sputare tutta la saliva che poteva nella mia mano, poi gliela spalmai nel culo, le allargai bene le chiappe e le sputai più volte in culo. Spinsi la saliva dentro, con due dita la penetravo e al contempo cercavo di allargala, ungendo di saliva le pareti del buco. A quel punto le chiesi di piegarsi meglio in avanti, di appoggiarsi con le spalle e tenere entrambe le mani sulle chiappe per allargare il bucio più che poteva. Montai sul sedile dietro di lei e dopo aver lasciato cadere dalle mie labbra ancora alcune gocce di saliva, puntai la mia capocchia sul buco e aiutandomi con un dito glielo infilai dentro qualche centimetro.

Lo spostai leggermente indietro, come per farmi spazio, e poi lo spinsi dentro. Cercavo di spingerlo sempre più dentro per farmi strada in quel culo pieno di lussuria. Ormai era quasi tutto dentro, lentamente cominciai a chiavarla. Lei: "mamma mia V, mettimelo, mettimelo! Inculami amore mio, inculami!" Quelle parole mi fecero impazzire, sentivo il cazzo che stava per esplodere, dovevo chiavarla e allargarle quel culo. I miei colpi aumentarono di velocità e di forza, ogni penetrazione lasciava più spazio alla successiva. Intanto, decisi di premere il pulsante del tettuccio per farlo scorrere indietro. Infine, eravamo lì, sotto la pioggia, con i nostri corpi che si bagnavano, era meraviglioso sentirsi parte della natura e nello stesso momento inculare la propria cugina. Il tutto mi fece impazzire di voglia, non potevo e non volevo fermarmi, iniziai a colpirla con passione, le infilavo tutto il cazzo in culo, fino a far sbattere le palle. La pioggia ci amava, scendeva sulla sua schiena, formava un rivolo d'acqua che scendeva tra le sue chiappe, proprio nel bucio del culo, e più la inculavo, più la pioggia entrava dentro a lubrificare. L'avevo desiderato così tanto, da non voler smettere più, volevo soltanto incularla, nient'altro: "prendi! ..prendilo in culo! ..te lo voglio intorzare tutto dentro!

..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieniiii! Sei una grandissima pigliainculo! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tieni! ..tienii!" Sblaamm! Sblaamm! Sblaamm! Sblaamm! Sblaamm! Sblaamm! : "te lo schiaffo tutto, fino alle palle!" Sblaamm! Sblaamm! Sblaamm! Ero furioso di lussuria, senza controllo. Lei come me, il piacere era forte, tanto da farla piangere, mi diceva di non smettere, che la stavo facendo morire di cazzo in culo: " aaaahh,  aaaaaahh, non ce la faccio più! ..aaaaaahh, non smettere ti prego, non smettere, fammi morire così, chiava, chiava, chiavaaaaaa!" L'aumentare della rapidità e la potenza dei miei colpi arrivò al massimo fino a sentirla impazzire: "siiii, inculamiii, rompimi il culo, rompimi tuttooo! Ti amo, per favore rompimi il culooo, sguarrami il culo col tuo cazzoo!!" Ero al limite, godevo troppo, non potevo fermarmi, volevo andare fino in fondo nel suo culo, e lei intanto con una mano si teneva allo schienale del sedile, con l'altra si toccava la fessa: "V, sto venendo! ..amore mio sburrami in culo!

..vengo! ..aaaaaahh! ..aaaaaahh! ..aaaaaahh! ..aaaaaahh! ..aaaaaaaaaahhh! ..vengooooooo!!"

Aprì le chiappe con tutte e due le mani, e con tutta la forza che aveva: "siii! ..sii M, ti sburro in culo! ..ti sburro in culoooooooooooooo!!" Le riempii il culo di una sburrata senza precedenti. Non credo d'aver mai sburrato tanto come con mia cugina. Avevo appena fatto la chiavata più bella della mia vita! Passammo molti minuti ancora a baciarci con grande passione e a sussurrarci parole d'amore: "V, amore mio, voglio essere la tua donna tutta la vita, ti prego non smettere mai d'incularmi. Ti voglio ancora, voglio vederti per fare l'amore senza limiti." ed io: "M, abbiamo realizzato un sogno, continueremo a sognare per poi amarci davvero."

 Eravamo lì, insieme.

Io, mia cugina e la pioggia.

I nostri incontri continuano, almeno uno a settimana, ogni volta diversi, tutti unici.

Come quella volta che abbiamo fatto un giro in montagna con il suo maxi-scooter.

Ovviamente, guidava lei.

 ..ma questa è un'altra storia!

Ogni riferimento a cose e persone è casuale o frutto di fantasia.

..forse.

 Proverbio (saggezza popolare): A tavola e a letto non si porta rispetto.

Meditate gente, meditate!

Massimo

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