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La seconda volta con Paola

La seconda volta che io e Cristina vedemmo Paola, fu esattamente in occasione del successivo periodo pasquale. Non avendo particolari programmi in mente e, mantenendo contatti telefonici quasi bisettimanali con Paola e sua madre Maria, cogliemmo l’occasione per farla “staccare” qualche giorno dalle sue mansioni di routine. La invitammo a casa nostra, in città, luogo che non era certamente familiare a Paola ma che lei stessa desiderava “vivere” per qualche giorno.

Andammo a prenderla all’arrivo del treno e la accompagnammo immediatamente a casa, facendole prendere confidenza con l’appartamento; anche se spazioso ed arredato con gusto, certo non poteva competere con i paesaggi innevati ed infiniti che casa sua riusciva a trasmettere…

Le mostrammo la “sua” camera e di conseguenza tutte le altre stanze componenti l’appartamento; anche se qualche decennio ci divideva (parliamo di età, naturalmente…), il “tu” fu subito accettato da tutti come termine di riferimento nei confronti dell’altro.

Quel pomeriggio io avevo ancora un paio di impegni lavorativi, quindi Cristina propose di farle conoscere subito il centro cittadino, con una puntatina allo shopping pomeridiano.

Ci ritrovammo a casa la sera, per cena, che fu consumata in terrazza; prima dell’imbrunire, infatti, si poteva già pregustare quella piacevole temperatura che di lì a pochi mesi sarebbe diventata caldo intenso…

Parlammo del più e del meno; Paola ci disse che negli ultimi mesi sua madre aveva ripreso quella certa energia che da quando suo marito era mancato non era più sua (chissà perché…). Noi le chiedemmo invece se dopo il nostro incontro intimo, i rapporti fra le due donne (lei e sua madre), si fossero in qualche modo alterati o tutto fosse invece rimasto come prima…

“No, assolutamente…” disse Paola, “… mia madre non sospetta nulla di strano… ed io sono felice come non potete nemmeno pensare… non vi ringrazierò mai abbastanza…”

“Non devi ringraziare nessuno…”, incalzò Cristina “… vedi, ciò che è successo è stato voluto da tutti noi assieme, ed è stata un’esperienza molto piacevole, non pensi?”

Cambiai discorso: “Dove siete state oggi pomeriggio?”

“Cristina ed io abbiamo passeggiato senza una meta precisa… abbiamo fatto alcuni acquisti… poi te li mostreremo, vero Cristina?…”

“Certamente, cara…” rispose mia moglie, “…ma ora, mentre tu avrai certamente voglia di farti una bella doccia, io e mio marito rimettiamo tutto a posto in cucina, vero caro?…” dandomi un’occhiata delle sue…

“Paola, poiché nessuno ha nulla da nascondere agli altri, se sei d’accordo, s’intende, ti chiedo se ti dispiace se io e mio marito ci concediamo tranquillamente le nostre solite libertà in casa; normalmente non formalizziamo sull’abbigliamento da tenere… ognuno fa come si sente di fare… d’accordo?”

“Ma certamente…” rispose Paola, alzandosi ed avviandosi verso la sua camera “…non sono cose da dire, queste, no?…” sorridendo con una punta di malizia che fino a qualche mese prima non avrebbe potuto esprimere…

Cristina, una volta in cucina, mi raccontò abbastanza sorpresa di aver appreso da Paola che quest’ultima, di sua iniziativa, si era fatta prescrivere dal suo medico “la pillola”.

“Capisci quello che può aver immaginato?” mi chiese… “noi che pensavamo di farle una sorpresa, penso proprio che in realtà non abbiamo fatto altro che assecondare i suoi piani…”

“E di che ti preoccupi?” risposi tranquillamente a mia moglie, come solamente noi uomini sappiamo fare… senza architettare nulla a proposito di quanto appena appreso, ma constatando semplicemente un fatto…

“Oh… beh… se non ti preoccupa il fatto di poterla lasciare incinta… fai pure…”

“Ma che cosa stai farneticando, Cristina… se una donna matura ti fa un certo discorso, che motivo hai tu di dubitarne… pensi forse che lei sia capace di raccontarti una qualunque bugia?… Io onestamente, penso di no… penso anzi che tu stranamente ti stai comportando gelosamente. Se hai qualsiasi ripensamento in merito, beh… dillo subito, evitando fraintendimenti pericolosi per tutti…”

“Forse hai ragione tu…” ammise Cristina, “… per un attimo non ragionavo più… è che la vedo così felice… non vorrei che le rovinassimo l’esistenza…”

“Tranquilla, le cose stanno andando avanti da sole… nessuno hai mai forzato la mano nei confronti di nessun altro… Piuttosto… non hai bisogno di un bel idromassaggio anche tu?… Dai… rilassati un po’… ok?”

“Hai sempre ragione tu…” mi disse, e si alzò dirigendosi pure lei verso la nostra camera…

Rimasi solo con me stesso, mi misi a sedere sul divano… sorseggiando un buon vecchio brandy, rilassandomi e cercando di svuotare la mente da tutte le congetture appena ascoltate…

Mi diressi in camera a mia volta, trovando Cristina appena uscita dalla vasca che stava massaggiandosi con i suoi “intrugli” strani; io mi spogliai e feci per entrare a mia volta in doccia. Notai, passando davanti alla camera di Paola, che stava mettendo in pratica alla lettera quanto proposto in precedenza… stava sistemando le sue cose nell’armadio, completamente nuda… si accorse della mia presenza, si voltò e, notandomi nudo, mi disse semplicemente: “Buona doccia!”

Tornai in camera, asciugandomi con estrema calma, come mia abitudine… Cristina non c’era…

Con boxer e ciabatte addosso, raggiunsi le mie due donne in soggiorno, da dove provenivano le loro voci, e le trovai sdraiate ognuna su di un divano; stavano parlando del pomeriggio appena trascorso, sorseggiando del whisky con ghiaccio…

Cristina, come al suo solito, non era avvezza a ciò e ne stava dando segni evidenti (discorsi non bene articolati, risatine improbabili, ecc.), mentre Paola sembrava essere a proprio completo agio. Le due indossavano semplicemente un paio di coulotte con canotta (Cristina), mentre Paola sfoggiava una camicia da notte di colore ambra… non lasciando immaginare nulla di ciò che stava sotto!

“Ben tornato!…” esclamò Cristina “… ti fai sempre attendere… Sai, oggi ho accompagnato Paola in giro per qualche negozio dei miei… ha scelto quella camicia… che ne pensi?” alzandosi ed esortando Paola a fare lo stesso…

“Direi che le sta a pennello… complimenti!… Ma anche tu, amore mio, stai indossando qualcosa di mai visto prima, non è vero?” risposi cercando di complimentarmi anche con Cristina; lessi infatti nel suo comportamento “eccessivo” quella difesa che di tanto in tanto adottava, non sentendosi all’altezza della situazione…

“Vero…” rispose, “… non ti sfugge mai nulla…” ricadendo ridendo sul divano.

Paola, al centro della scena, stava intanto girando su sé stessa, facendo risaltare il suo statuario corpo “montanaro”: spalle erette, aperte, seno che non accennava a muoversi, gambe “tornite” e proporzionate… forse l’unico appunto si poteva fare al polpaccio, leggermente eccessivo…

“Oggi Cristina mi ha accompagnata anche al suo istituto di bellezza… ha detto che questa sera dovevamo essere perfette per te, come piace a te”; e dicendo ciò, avvicinandosi a me, scostò le spalline della camicia, lasciandola cadere ai suoi piedi.

Deglutii, l’uccello cominciò a muoversi ribelle nel boxer…; la cappella, non ancora completamente sveglia, fece capolino dall’apertura del mio intimo, notata con un colpo d’occhio da Paola.

“La mia pelle è ora liscia, ho eliminato quella peluria dalle areole e… l’estetista mi ha ridimensionato pure il pelo di sotto… visto?”

Effettivamente costatai che, dell’antico “cespuglio” peloso che tempo addietro celava cotanta fica, era rimasto ben poco: accorciato drasticamente… rimodellato nella geometria (ora solamente una striscia)… adesso lasciava perfettamente esposte le due piccole labbra, maggiormente voluminose rispetto alla vulva.

Il profumo della sua pelle, poi, tradiva la presenza d’unguenti balsamici con i quali doveva essersi massaggiata prima di indossare l’intimo. Cristina aveva fatto un ottimo lavoro su Paola, già a partire dalle prime ore… evidentemente trovando terreno fertile nella nostra giovane amica!

“Alzati anche tu, Cristina…” le disse Paola, allungando una mano per aiutarla… “fatti vedere…”. La afferrò per entrambe le mani e la condusse al centro della sala, sul tappeto; le sfilò la canotta alzandole le braccia, … le abbassò la coulotte e, tenendole le braccia alzate con una mano, con l’altra cominciò a farla girare lentamente intorno a sé stessa.

Logicamente conoscevo alla perfezione mia moglie, ma vederla così vicino ad un’altra donna, più giovane, che la assecondava in quel modo, mi eccitava ancora parecchio…

Cristina, dopo il primo giro su sé stessa, si sedette perché la testa cominciava pure lei a girarle; passai allora personalmente all’azione, come d’accordo con mia moglie…

La alzai dal divano e, aiutandola a mantenere la direzione, la mossi verso la stanza da letto, facendo cenno a Paola che ci seguisse.

“Aiutami a stenderla sul letto…” chiesi a Paola, “… ecco, così… nel centro… Ora divarichiamole bene le gambe… così… Adesso lo stesso con le braccia… ok!”

“Ma che cosa stiamo facendo?…” mi chiese Paola, non sapendo ciò che io e Cristina avevamo in precedenza “complottato”.

“Beh…oggi parteciperai in prima persona ad una pratica particolarmente eccitante… sia attivamente che passivamente…”

“Adesso libera la tua fantasia… che cosa ti farebbe piacere usare su Cristina, per condurla al piacere, e soprattutto… come ti piacerebbe usarlo…” aggiunsi.

Paola intese quanto stavo spiegandole e, facendomi cenno di attendere, sparì per un attimo, tornando con una grossa banana ed una zucchina di dimensioni ancora maggiori…

Sempre in silenzio, la fermai appena in tempo… stava iniziando quella “pratica” senza alcun preliminare… povera Cristina!…

Le spiegai, sempre a gesti (non volevo assolutamente limitare il piacere che Cristina avrebbe potuto provare), che cosa avrebbe dovuto fare prima; si inginocchiò d’innanzi alla fica di Cristina, a dire il vero già bagnata, ed accostò la sua bocca agli stupendi petali di mia moglie.

Cominciò lentamente ad assaporare il liquido che cospargeva il fiore di Cristina e, piano a piano, prese contatto col suo interno; la lingua cominciò il suo magico lavoro, fatto di gentili tocchi femminili, mentre i suoi occhi si socchiusero testimoniando che il tutto non le era affatto indifferente.

Cristina “accusò” il colpo e, per quanto le era possibile, tentò invano di muoversi, contorcendosi a malapena e schiudendo a sua volta la bocca per mordersi le labbra con piacere e sensualità…

Passai a questo punto a Paola i due “oggetti” da lei prescelti, facendole notare che su di un lato li avevo cosparsi di un leggero strato di vaselina.

La nostra amica, senza farsi pregare e con gli occhi pieni di piacere, afferrò la zucchina e la appoggiò all’ingresso della vagina di mia moglie; la quale, avvertendo qualcosa di “stranamente” più duro del solito, si predispose per dover accettare al suo interno tale corpo estraneo…

Inarcò sapientemente la schiena ed avvicinò leggermente le cosce fra di loro (di quanto poteva…); Paola iniziò a far scivolare la zucchina nella fica di Cristina, non trovando nessun ostacolo nel suo tragitto. Pareva proprio che l’azione non avesse più fine, l’ortaggio entrava sempre più… sempre più dentro, fino a quando un “Ahh… ferma!…” di mia moglie, fece sì che Paola fermasse l’introduzione a circa un terzo dall’estremità della zucchina…

Prese allora a masturbare decisamente Cristina, allungando anche l’altra mano ad afferrarle i due capezzoli che durante l’inserimento avevano preso il loro consueto ed imponente turgore…

Passai in quell’istante a Paola un paio di mollettine, quelle che in taluni momenti danno un piacere masochista a quasi tutte le donne.

La nostra amica, spalancando gli occhi osservando quei due piccoli gioiellini, scosse la testa facendomi capire che non sapeva ancora cosa farsene.

Gliene feci afferrare una con la mano che nel frattempo si era staccata dal seno e le indicai l’obiettivo di tale piccolo attrezzo… lei, con una certa riluttanza ma senza fare storie, divaricò le due opposte ganasce della mollettina e… zac!, le lasciò richiudersi su di un capezzolo di mia moglie, che emise il suo secondo acuto della serata…

Paola, ricominciando ad inserire ed estrarre la zucchina dalla succulenta ficona di mia moglie (la quale pareva “decollare” verso il suo intenso piacere), afferrò anche la seconda mollettina e la richiuse (questa volta più delicatamente) sul secondo capezzolo…

Mia moglie cavalcava sull’ortaggio che di volta in volta veniva inserito sempre più a fondo in lei, mentre Paola stuzzicava il seno di Cristina stirando ora l’uno, ora l’altro capezzolo, afferrando le estremità opportunamente conformate delle mollette.

Il gioco durò non più di una mezz’ora, concludendosi il “consueto” orgasmo violento di Cristina; l’alcol che poco prima aveva bevuto evidentemente aveva prodotto l’effetto di accelerare i tempi del suo piacere.

Una volta “liberata” e ricomposta mia moglie, tornammo in soggiorno per stemperare il pathos che era palpabile… Paola doveva fare suo tutto ciò che avrebbe vissuto, senza tralasciare nulla per strada causa eccessiva “velocità” da parte nostra.

Le chiedemmo quindi cosa pensava circa l’esperienza appena vissuta.

“Sono stata benissimo, …spero di non averti fatto male (rivolta a mia moglie), …voi mi conoscete, quindi sapete che per me è tutto nuovo… ma mi piace, mi eccita.”

Era ciò che speravamo di sentire; rincarai la dose: “Pensi che farebbe piacere anche a te provare altre esperienze, come quella di poco fa… anche con altri sistemi? Si intende…” proseguii, “… appena da parte tua avvertissi qualsiasi fastidio od imbarazzo, la cosa cesserebbe immediatamente…”; calcai il tono sull’ultima parola.

“Penso proprio di si” tagliò corto la nostra giovane amica.

“Bene… allora, tutti ci siamo rinfrancati… se vuoi (disse Cristina a Paola), possiamo tornare in camera, oppure, se pensi di stare maggiormente a tuo agio in altri locali, scegli pure tu…”

“No, no… a me sta bene lo stesso letto… mi piace il vostro letto, ok?”

“Andiamo” proposi…

Una volta sul letto, Cristina si occupò di “fissare” Paola; notai che ridusse la lunghezza delle singole corde.

Questo probabilmente perché Paola era leggermente più alta di Cristina ed in secondo luogo, secondo me, perché intendeva meglio “immobilizzarla” in vista di qualche “trattamento” dei suoi…

Il corpo di Paola fu così sistemato ad immagine di una “X” umana; avvertii che il suo respiro aveva accelerato frequenza, così, prima di applicare anche a lei la consueta “bendatura” agli occhi, Cristina le parlò un po’ delle sue preferenze, accennandole a qualcosa che “aveva a che fare” con la cera fusa…

Paola dal canto suo, desiderosa di provare Cristina nei panni di conduttrice, si abituò a quella nuova posizione ed anche il suo respiro tornò quello consono…

Cristina finì la preparazione dell’amica, estrasse dal suo comò una boccetta di olio profumato e, con movimenti lenti delle mani, massaggiò tutto il corpo di Paola con tale prodotto, saturando in breve l’ambiente con tali essenze profumate.

Aprì l’altro cassetto del comò e ne uscì con “il suo” fallo di gomma; era un attrezzo di piacere che avevano regalato a mia moglie le amiche (prima del matrimonio, si intende!).

Aveva la particolarità di essere di dimensioni veramente maxi, con la parte superiore (la cappella) completamente snodata ed espandibile: una volta in posizione, non dava scampo sino alla capitolazione…

Tanto per dare un’idea della “cosa”, Cristina, provandolo, se ne era detta entusiasta: un godimento paragonabile alle dimensioni…

Si avvicinò al collo della nostra amica e cominciò a succhiarlo in più punti, spostandosi sino al lobo dell’orecchio più vicino a sé; sempre massaggiandole la parte superiore del lobo (a suo dire era il punto preferito dalle donne) con una mano, portò le labbra sopra al seno e, con la sua solita maestria, iniziò a succhiarle fortemente i capezzoli, questa volta senza prepararli affatto.

Paola, in effetti, parve per un attimo in difficoltà… automaticamente fece per portare le mani al seno ma, logicamente, le era impedito.

Passando lentamente da un capezzolo all’altro, Cristina riuscì a renderli turgidi semplicemente per l’afflusso del sangue al loro interno; l’areola in effetti era ancora blandamente, mollemente rilassata. Vennero fissati alla base di ognuno dei piccoli anellini a molla, appositamente realizzati per trattenere il capezzolo alla sua massima dimensione.

Paola non si lamentava, ma era visibilmente a disagio… in una situazione che non poteva assolutamente gestire (per quanto ne sarebbe stata capace…); le attenzioni di Cristina, momentaneamente calatasi nella parte della padrona, si concentrarono ora nella parte “bassa” del corpo di Paola, che ora si era rimessa ferma.

Prese il cazzone enorme, lo cosparse di un sottile strato di vaselina e, dopo aver dischiuso la ficona della sua schiava, cominciò la non facile operazione: la pressione applicata da Cristina al fallo divenne visibile sui muscoli del braccio impegnato… l’ingresso vaginale di Paola cedette così per forza all’enorme intruso.

“Aaahhhhh… piano… ti prego… è enorme!” esclamò allora Paola; Cristina si fermò all’istante, lasciando l’enorme cappella ferma dove si trovava, e si ridiresse verso il seno, i capezzoli ancora enormemente gonfi e di colore intensamente bruno.

Si chinò sulla bocca di Paola e cominciò a limonare profondamente con lei, sfiorandole solamente con la punta delle dita quei due turgidi boccioli che, ad ogni tocco, facevano sobbalzare la propria padrona; la situazione cominciava a dare i suoi primi frutti!

Cristina quindi, accese la candela che fino a quel momento era appoggiata sul letto… aspettò che la fiamma si stabilizzasse e, lentamente, fece cadere le prime gocce direttamente sul perimetro dell’areola più vicina, ancora di dimensioni abbondanti e molli.

Il ventre di Paola si contrasse istantaneamente, le spalle cercarono di far ruotare il tronco che, “imprigionato” all’altezza dei polsi, non rispose… “Mmmhhhh…”, a labbra socchiuse…

Il trattamento con la cera fusa, contrariamente a quanto si avrebbe potuto sospettare, pareva essere gradito dalla schiava di Cristina. Lo stesso fece quindi sull’altro seno, fino a ricoprire la zona capezzolo dalla parte esterna delle areole sino alla sommità dei due “poveri” capezzoloni ormai all’apice della loro sensibilità…

Le cosce di Paola, nel frattempo, avevano lasciato inconsapevolmente la loro forte presa dall’intruso, lasciando nuova libertà in tal senso a Cristina, che colse il particolare.

Riprese in mano la base del fallo e, questa volta senza eccessiva forza, lo spinse sempre più a fondo. A mano a mano che il cazzone entrava, Paola inspirava ed espirava violentemente, mantenendo completamente introflesso l’addome; sembrava impossibile, ma quel cazzo che a Cristina non riusciva ad entrare per più della sua metà, nel ventre di Paola pareva non doversi più fermare… quel grosso attrezzo scivolava in lei come una anguilla!

Invece, ad un palmo dalla base, il suo inserimento si interruppe; Paola, trattenendo a stento una smorfia di dolore, sussurrò a stento: “Cristina… non ce la faccio più.. ti prego… ce l’ho dentro tutto… non ce la faccio oltre…”

Mia moglie, accarezzandole i capelli, le rispose: “Cara, non ti preoccupare… adesso ti sembra sofferenza… ma fra poco vedrai, non vorrai più fermarti… resisti!”… e giù, a succhiarle nuovamente il collo, i seni, l’orecchio…

Paola ricominciava a rilassarsi, il ventre aveva ripreso il suo aspetto normale… il respiro nuovamente tranquillo. Cristina dolcemente le tolse le gocce di cera ed i due anellini dai capezzoli, i quali rimasero delle medesime dimensioni, “strozzati” come erano stati per tutto quel tempo: la base doveva permettere al sangue di defluire nuovamente… li leccò con molto tatto… le loro dimensioni si rifecero lentamente “normali”.

La frequenza del respiro di Paola, in ogni caso, testimoniava che il cazzone inserito completamente in lei aveva dilatato completamente la sua già abbondante vagina.

Cristina cominciò a gonfiare la grossa cappella con una pompetta a mano.

“Nooo, ti prego Cristina… non riesco a capire… è una sensazione strana… piacevole ma troppo intensa… ti prego… smetti… aaahhhhh… mmmhhhh”.

Le avvicinai il mio uccello, nel frattempo diventato come ciò che aveva dentro (nelle opportune proporzioni…) e, anche senza usare le mani, lo accettò di buon grado in bocca, tutto…

Cristina non toccava più nulla, le dimensioni aumentate della cappella nel fondo della vagina, provocavano piacere latente a Paola, che sbocchinandomi pareva costantemente masturbata, anche se “nessuno” le stava facendo alcunché.

Durò qualche minuto, perché il risucchio provocato dalle sue labbra sulla mia cappella, le fecero raggiungere le dimensioni di un fungo e conseguentemente fecero uscire dalle palle del sottoscritto il consueto piccolo fiume caldo, che la nostra amica Paola bevve per la seconda volta senza opporre la minima resistenza (assolutamente un’ottima discepola…); estrassi l’uccello asciutto e completamente ripulito.

“Scusami se ho succhiato troppo, ma non ce la faccio veramente più… è come se dovessi venire da un momento all’altro… ma così non è; mi sembra quasi di perdere i sensi… ho il cervello in pappa!”

“Vedi, Paola…” la interruppe mia moglie, “… proverai quell’orgasmo che noi donne chiamiamo completo e profondo… quello che arriva tanto dalla vagina quanto dal cervello, come giustamente hai appena detto tu…”

“Quello che è importante, Paola, è che tu non tema ciò che provi, ma che lo viva in modo molto libero… femminile… capisci? Noi, per fortuna, non proviamo un orgasmo (e sottolineò un, quella troiona di mia moglie!), come l’esemplare maschio che ti ha appena riempito la bocca… abbiamo la fortuna di provare piacere completamente, vedrai!”

E così dicendo, riprese in mano la base del cazzone e cominciò a ruotare la parte centrale. Ciò collegava rigidamente la parte interna della cappella del fallo: immaginatevi il risultato. Un cazzo di 20 centimetri abbondanti inserito nella fica, la cappella già abbondante resa ancor più grossa per fare meglio aderenza internamente e, come ciliegina sulla torta, questa cappellona che comincia a ruotare internamente: si potrebbe definire più o meno una “tortura” orgasmica.

Paola, infatti, cominciò inconsapevolmente a tremare all’altezza del pube, i muscoli interni delle cosce, a loro volta, iniziarono ritmicamente a chiudersi… sempre più frequentemente… Paola reclinò il capo all’indietro, lo affondò nel cuscino… aprì completamente le mani, irrigidì le dita dei piedi… “Uuuhhhh… uuhhhhh…”; strani suoni uscirono dall’ugola di Paola, sempre più intensi e frequenti, fino a venire.

Continuò per una trentina di secondi abbondanti, senza più alcun controllo sul suo corpo… semplicemente stava venendo… il suo cervello la condusse attraverso chissà quali sensazioni; solo lei, se ne sarà mai capace, potrà ricordare un giorno quelle intense sensazioni…

Cristina, prima che Paola tornasse in sé, sgonfiò la cappella ed estrasse lentamente l’enorme cazzo di gomma dalle profondità della sua schiava; quest’ultima non si rese nemmeno conto di ciò che stava accadendo attorno a lei… tutti i sensi erano stati sospesi dall’orgasmo appena avuto, tranne logicamente il respiro ed il battito cardiaco!

Uscito completamente l’enorme cazzo, questo lasciò la fica di Paola ancora semi-aperta… si poteva nettamente scorgere l’interno buio della sua capiente vagina, dilatato dalla prolungata permanenza al suo interno dell’attrezzo di piacere.

Lentamente cominciò a tornare in sé… i muscoli si decontrassero, il respiro si regolarizzò, deglutì ed un sorriso rivelatore apparve sulle sue labbra, subito coperte da quelle di Cristina che, eccitata a sua volta dalla propria “bravura” come master, dedicò particolare cura al “risveglio” della nostra amica. E così, mentre Paola completava il suo ritorno fra noi, mia moglie le fece toccare morbidamente terra accompagnandola da un bacio profondo, che risultò molto gradito anche all’altra.

Cristina tolse la benda alla sua schiava, che aprì lentamente gli occhi, lo sguardo “stanco” per la performance appena sostenuta. Le liberai le estremità… lei si mise seduta sul letto e, sorridendo ancora a noi due, ci chiese di farle vedere ciò che le era stato precedentemente inserito.

Rimase stupefatta alla vista dell’imponente cazzo gommoso, non riusciva a credere che quel “coso”, come lo chiamò, fosse riuscito a farsi strada in lei… lo toccò, lo prese in mano osservandolo attentamente…

Lo appoggiò all’ingresso della propria vagina e disse: “Non mi spiego proprio come sia potuto entrare… ma, vi assicuro, questa volta ho provato un piacere diverso… avevo quasi paura… non sapevo dove sarei andata a finire… non avevo più il controllo sul mio corpo… godevo e basta…”

“Te lo avevo detto, cara…” aggiunse mia moglie, “… ed ora, con molta calma, vai pure nel bagno ed immergiti nell’idromassaggio… è pronto ed aspetta solo te… ti vogliamo bene, Paola…”

“Anch’io ne voglio a voi…” concluse, uscendo dalla camera, “… amo tutti e due voi!”

Trascorremmo i giorni rimanenti assieme, con una complicità che si rinforzava col passare del tempo, senza che nessuno reclamasse nulla dagli altri… un’amicizia intima che tutt’ora resiste e sopravvive… anzi, vive!.

 

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