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Gli Racconti BDSM di SexyCoppie |
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I racconti de Il mondo di Diana sono tratti dalla raccolta "Notti bianche e merletto nero" di Nadia Basaglia, ed, Artstudio Duemila, e protetti dalle leggi sul diritto d'autore.
DIANA NELL HAREM DEL SULTANO
Diana si rigirava nel letto. Nel dormiveglia, ricordo' che la vacanza in Tunisia era terminata e il giorno dopo sarebbe tornata in Italia dove la aspettava la solita vita, un duro lavoro nel suo studio di avvocato e una storia sentimentale a fianco di un uomo che le dava tutto tranne che un'emozione
Aprì gli occhi.
Nella semi oscurita`, la stanza non sembrava proprio quella del suo albergo,ma quella di una squallida locanda.
E c'erano altri letti..altre persone.. Non era ancora sveglia, ecco la spiegazione
.Stava sognando, continuava a sognare quello strano sogno..il suk, il venditore di
tappeti, il ragazzino cencioso che la invitava a seguirla nel vicolo...
E ad un tratto,la realta` colpì Diana con la violenza di un pugno nello stomaco.
No,non era un sogno. Ora ricordava. Qualcuno la aveva aggredita nel vicolo,a due passi dai turisti che giravano nel suk. Un uomo le aveva premuto qualcosa sulla bocca, e l'aveva trascinata in un portoncino..
Un odore intenso, poi più niente..e poi...
Nel letto accanto a lei, una figura femminile si mosse: una ragazza giovanissima, quasi
una bimba, si alzò e le si mise davanti, sorridendo.
"Tu bionda", disse, facendo cenno ai capelli di Diana, "Tu valere molto, signora", disse in uno strano francese. "Anche io molto valere. Io vergine", continuo' la ragazza con orgoglio.
Quelle parole fecero a Diana l'effetto di una doccia fredda. Le vennero in mente storie tante volte sentite, di donne europee rapite per diventare delle schiave bianche, merce molto richiesta per gli harem dei signori locali..storie a cui Diana non aveva mai creduto, giudicandole leggende metropolitane.
Irrazionalmente, corse verso la porta, tentando di aprirla, invano.
Un'altra piccola porta rivelo' un gabinetto maleodorante. Diana guardo' la finestra.
Era semiaperta, ma troppo alta e stretta, quasi una feritoia. Le altre ragazze, cinque in tutto, la guardavano tranquille e parlavano tra loro, indifferenti alla sua agitazione.
Diana si frugo' nelle tasche, trasse fuori block notes e matita e scrisse febbrilmente: "Je suis Diana Altieri,citoyenne italienne.On mà a fait prisonniire. Aidez-moi" Tento' di trascinare il letto sotto la finestra.
Un'altra delle ragazze si avvicino'.
"Calmati", disse, "Non puoi farci niente. Saremo vendute. Questa era piu' anziana delle altre, doveva avere circa la sua eta `. "Io e' la terza volta che sono venduta", continuo'".
"Ora verranno a controllarci, per fissare il nostro prezzo base, ma non solo. Loro sono tutte vergini non le toccheranno, per non rovinare la merce. Noi,invece."
Cercando di restare calma, Diana sall sul letto e appallottolò il foglio. Ma in quel momento la porta si aprì e apparvero due uomini. Si lanciarono su di lei, la strapparono giù dal letto e la gettarono a terra.
Diana gridò "Io sono una cittadina italiana." Non ebbe altra risposta che un calcio nelle reni. Il più giovane dei due le strappò dalle dita il foglietto e lo lesse.
Fece per colpirla ancora,ma l'altro lo fermò. Diede degli ordini in arabo,e tutte le ragazze cominciarono a svestirsi, lo ripetè in francese, rivolgendosi a Diana, che non si mosse.
Allora afferrò Diana e con violenza le strappò via la camicia. Diana non usava il reggiseno d'estate,e il gesto liberò i suoi seni bianchi ansimanti per la paura.
I due uomini si scambiarono un cenno d'intesa. Il corpo di Diana dalla pelle chiara, i suoi capelli biondi, il suo seno da adolescente ne facevano un articolo di pregio.
La svestirono completamente e mentre uno le teneva le mani dietro la schiena, l'altro fece due passi indietro e la osservò, valutandola.
Poi si avvicinò e le palpò i seni, il ventre, le cosce, le natiche.
Poi Diana fu gettata sul letto e tenuta per le braccia da uno degli uomini mentre l'altro tentava di aprirle le gambe a forza.
Il terrore e la rabbia le raddoppiavano le forze e Diana si dibatteva e urlava, finchè l'uomo la schiaffeggiò duramente e trasse dalla cintola un pugnale lungo e affilato, facendoglielo balenare all'altezza del pube.
"Ora basta,puttana", ringhiò nel suo assurdo francese "Fai quello che dico o ti apro la pancia". Queste parole terrorizzarono Diana che tacque e restò immobile, trattenendo il respiro.
"Allarga le gambe",ordinr l'uomo. Diana ubbidì, girando la testa per non vedere. Dall'altra parte della stanza, le altre donne, nude, si pettivano e parlavano, come se la scena non le riguardasse.
"Di più", insistè l'uomo. "Allargale di più. Ancora."Diana aprl le gambe al massimo. L'uomo le mise un cuscino sotto le natiche e guardò la fica e il pube depilati.
Poi aprì il buchetto rudemente e infilò nella vagina due dita dell'altra mano, spingendo.
Il corpo di! Diana fremette,mentre le dita dell'uomo la esploravano, scavandola e frugandola. Poi l'uomo tolse le dita dalla fica e si scoprl il membro reso turgido da una potente erezione.
"Ferma o ti ammazzo", disse, e le fu sopra come un animale infoiato. Per un tempo che le sembrò interminabile, Diana subì il suo assalto, i colpi del suo sesso che la spaccavano senza riguardo e senza controllo, finchè l'uomo urlò il suo orgasmo riempiendola di sperma.
Poi fu lui a tenerla per le braccia mentre il suo compagno la montava e la stuprava, mordendole i seni selvaggiamente.
Diana aveva un vago ricordo di come era stata venduta. Certamente le avevano fatto bere qualcosa che l'aveva drogata, perchè si sentiva senza forze,come in un sogno.
Ricordava un uomo robusto, dal naso aquilino, avvolto in un burnus grigio, che dopo averle scostato le vesti e averla palpata come una bestia al mercato durante la contrattazione, poi,concluso l'affare ,le aveva assurdamente dato la mano per aiutarla a scendere dal palco,come se si fossero trovati in un salotto signorile.
Poi c'era stato un lungo viaggio, su una jeep scura i dorsi dei cammelli, e le dune,,, la cantilena del muezzim.. e poi una donna bruna e rugosa le aveva dato del thè, l'aveva condotta nell'hammam, lavata e massaggiata con oli aromatici,e le aveva detto che era stata comprata per il suo sultano.
Ma il nome del sultano non era stato pronunciato. Diana non sapeva in quale città si trovasse, anche se dall'uso abituale del francese, comprendeva che doveva trattarsi di un'area del Maghreb.
Ed ora,lavata,profumata, rivestita di sete e adorna di anelli e bracciali, aspettava in una sala piena di tappeti, arazzi e cuscini dorati, l'arrivo del sultano. Una tenda si scostò e finalmente colui che era ilsuo padrone apparve.
Alto e imponente, portava il caratteristico copricapo arabo,ma per il resto era vestito elegantemente all'europea e lo si sarebbe potuto scambiare per un uomo d'affari o un banchiere.
Non era giovane, la sua barba nerissima era screziata di grigio e qualche ruga gli solcava il viso,aveva occhi nerissimi dallo sguardo intenso. Sorrise, rivelando denti aguzzi da lupo.
"Benvenuta, signora", Diana alzò il mento, risoluta "Signore," disse "Ascoltatemi, vi prego. Voi non avete l'aspetto di un barbaro. Voi certo non sapete che io sono stata rapita e venduta contro la mia volontà, il mio nome è Diana Altieri, la polizia internazionale mi starà cercando".
"Ma si, certo che lo so..", la interruppe il sultano,sempre sorridendo. "Io sono il sultano di questoPaese, sono azionista di diverse banche e società, ho studiato in Europa e parlodiverse lingue.
E tu sei Diana Altieri. Ma stanotte, l'uno tra le braccia dell'altra, saremo solo Lailah e Nemer, la Notte e il Leone."
"Io non sono una delle vostre mansuete concubine", esclamò Diana esasperata, "Non vi conosco e non ho nessuna voglia di essere la vostra amante. A meno che non vogliate violentarmi come hanno già fatto gli uomini che mi hanno rapita"
"Ah,,," disse Nemer. La guardò in modo strano, socchiudendo gli occhi.
"Tu mi piaci molto. Ma io non ho bisogno di violentare una donna per averla. Non ho fretta. No,non c'è fretta,bella Lailah.."
Quella notte, Diana fu tra le "presentate", cioè un gruppo di donne scelte tra quelle che più potevano essere gradite al sultano, e tra le quali veniva sceltala favorita.
Il sultano la indicò all'eunuco, ma insieme a lei indicò anche una giovane donna dalla pelle olivastra, dai capelli ricci di zingara, e dalle forme piene.
Entrambe furono condotte all'alcova del sultano, il quale,vestito all'orientale, appariva diverso, più enigmatico, inquietante e superbo. Egli si avvicinò a Diana, le slacciò il corpino di seta e le carezzò i seni, stimolandoli sapientemente.
Diana ebbe un movimento di ripulsa. Nemer disse qualcosa all'altra donna, che si avvicinò a Diana, le sciolse il velo dai fianchi, e cominciò a carezzarla tra le gambe.
Diana sentiva la testa confondersi, gli incensi che bruciavano nella stanza spandevano un odore strano. Si sentiva debole e languida,e quando la ragazza la leccò tra le cosce non disse niente.
La fecero stendere sul letto, e insieme si dedicarono al suo corpo, facendola fremere. Ma ad un tratto Nemer smise di toccarla,e abbracciò la ragazza dal viso di zingara.
La stese sui cuscini e la possedette con calma e voluttà.
Durante la notte, la prese ancora e ancora, mentre Diana, con il corpo ardente e i nervi spezzati, ascoltava i loro gemiti di piacere.
I mesi passavano. Diana era sempre tra le "presentate" ma con suo stupore, il sultano non l'aveva più scelta.
La stagione era sempre più calda, il suo corpo illanguidiva sotto il fiato rovente del sole del Maghreb che sapeva di spezie e di sabbia.I suoi fianchi diventavano più morbidi e rotondi e Diana era certa che nessuno dei suoi jeans le sarebbe andato più bene.
A parte le passeggiate in città da cui Diana era esclusa, la vita nell'harem era tutta concentrata su un solo evento, il rito della "presentazione" al sultano, tutto ruotava attorno a quello, il bagno, la toeletta, la scelta dei cosmetici, dei gioielli, veli, sete, profumi.
Diana era stata una donna attiva, moderna, non ossessionata dal sesso, e anzi piuttosto casta nell'intimita. Ma qui, la mancanzadi distrazioni, il clima di sensualità diffuso nell'harem, i racconti, i commenti delle donne che già cominciava a capire avendo imparato parecchie parole di arabo, le mettevano addosso voglie che mai avrebbe confessato neanche a sestessa.
Si ritrovr ad adornarsi anche lei con più cura,non più perchè obbligata a farlo,ma nella speranza di essere scelta, cosa che non avveniva mai, sfibrandoladi giorno in giorno nell'attesa.
Una mattina,nel rovente luglio, nell'atrio del palazzo si udì un rumore di zoccoli e una giumenta sbucò dal recinto galoppando,e poi si fermò di botto, frastornata.
Lo stallone bianco apparve dietro a lei con l'enorme pene scuro che gli ciondolava sotto la pancia. Saltò in groppa alla giumenta e l'abbrancò, le morse il collo e la giumenta nitrì a lungo. Diana si alzò di scatto e si ritrasse in un angolo appartato dove si masturbò furiosamente
Quella notte, quando Nemer passando davanti alle donne fece per oltrepassarla, Diana sussurrò a mezza voce "Signore..", L'eunuco fece per tirarla via per un braccio, sorpreso e sgomento da tanta audacia, ma Nemer gli fece cenno di lasciarla stare.
La guardò, a lungo. "Lailah", disse. Poi le porse la mano. Tra i cuscini dorati e l'odore degli incensi, Diana sentì il tocco esperto di Nemer indugiare sui suoi capezzoli, tra le sue cosce." No", disse con voce spezzata "No..ora, ora subito.."Si sentiva pronta all'amplesso come se fosse stata preparata da ore e ore di preliminari. Afferrò i fianchi di Nemer e lo strinse a sè.
E l'abbraccio di Nemer non fu quello dell'amante raffinato ed esperto ,ma quello dello stallone infoiato. La aprl con violenza, imponendole il turgore del suo cazzo, spingendo profondamente fino a farla urlare di piacere e dolore.
E Diana si ritrovò a rispondere perdutamente a quella violenza, con il corpo inarcato e la fica che pulsava di voglia. Ma Nemer si trattenne, le uscl da dentro,la fece girare e le morse le natiche bianche e morbide. Poi le afferrò i seni e la prese da dietro, con un impeto furioso e bestiale. Diana morse il cuscino,mugolò e alzr i fianchi per offrirsi meglio.
All'alba,dopo averla goduta in tutti i modi possibili, dopo averle imposto ogni suo desiderio, Nemer la carezzò dolcemente chiamandola in arabo con i nomi dell'amore.
"Mia luna, turchese, splendore, Qamar, firuzeh, aziza."
Un sole di smalto carminio s'innalzava nel cielo terso, chiudendo la prima notte d'amore tra Lailah e Nemer-la Notte e il Leone.